“È nel ricordo di quelle sacre vittime italiane che desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia”. Così Emanuele Filiberto, a nome di tutta la famiglia Savoia compie un atto storico: quello di chiedere scusa alla Comunità Ebraica per l’avallo che diede il suo Bisnonno Re Vittorio Emanuele III alle leggi razziali nel 1938. Emanuele Filiberto lo ha fatto con una lettera indirizzata alla Comunità Ebraica Italiana che ha deciso di leggere durante il Tg5 delle 20.

“Mi sembrava una cosa naturale. Io lo feci già 10 anni fa, chiesi perdono per quella che poteva essere la mia parte di responsabilità. Con la lettera del principe Emanuele Filiberto, adesso la famiglia e al completo”. Ha detto all’Adnkronos Amedeo di Savoia Aosta, commentando la storica lettera scritta dal principe Emanuele Filiberto a nome della famiglia Savoia. L’iniziativa avviene a pochi giorni dalla Giornata della Memoria.

LA STORIA – Re Vittorio Emanuele III autorizzò la discriminazione degli ebrei italiani sottoscrivendo le leggi razziali del regime fascista. Da 16 anni Benito Mussolini aveva preso il potere con il suo tacito assenso, quando rifiutò di firmare lo stato d’assedio durante la Marcia su Roma avviando così una pacifica convivenza tra monarchia e stato fascista. Il consenso del re alle leggi razziali fu totale e incondizionato. I rapporti tra fascismo e i Savoia diventarono più tesi quando della famiglia entrò a far parte Maria Josè, nuora di Vittorio Emanuele III. La futura ‘regina di maggio’, moglie di Umberto II, stigmatizzò più volte il comportamento di Mussolini riguardo agli ebrei e la sua alleanza con la Germania di Adolf Hitler, tanto da definire i tedeschi come “sporchi bugiardi”, e stringere in segreto rapporti con intellettuali contrari al fascismo. Contrario all’antisemitismo fu il cugino di Vittorio Emanuele, il Duca d’Aosta, che nel periodo di maggior persecuzione degli ebrei in Germania tentò di salvarne 1.400 aiutato dal governo inglese. Anche la famiglia reale stessa fu colpita da quelle leggi razziali. La prozia di Emanuele Filiberto, Mafalda di Savoia, morì il 28 agosto 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald dopo un’atroce agonia. Anche l’altra zia, Maria di Savoia fu deportata con il marito e con due dei loro figli in un campo di concentramento vicino a Berlino. Entrambe erano figlie dello stesso Vittorio Emanuele III. Solo in occasione del ritorno in Italia, la famiglia Savoia ha riconosciuto le responsabilità di Vittorio Emanuele III nell’entrata in vigore delle leggi razziali e le ha definite “una macchia indelebile nella storia della famiglia”.

LA LETTERA – “Mi rivolgo a tutti voi, Fratelli della Comunità Ebraica italiana, per esprimervi la mia sincera amicizia e trasmettervi tutto il mio affetto nel solenne Giorno della Memoria. – ha scritto nella lettera Emanuele Filiberto –  Vi scrivo a cuore aperto una lettera certamente non facile, una lettera che può stupirvi e che forse non vi aspettavate. Eppure sappiate che per me è molto importante e necessaria, perché reputo giunto, una volta per tutte, il momento di fare i conti con la Storia e con il passato della Famiglia che oggi sono qui a rappresentare, nel nome millenario di quella Casa Reale che ha contribuito in maniera determinante all’unità d’Italia, nome che orgogliosamente porto”.

“Scrivo a voi, Fratelli Ebrei – prosegue lo scritto – nell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, data simbolo scelta nel 2000 dal Parlamento della Repubblica Italiana, a memoria perpetua di una tragedia che ha visto perire per mano della follia nazi-fascista 6 milioni di ebrei europei, di cui 7500 nostri fratelli italiani. È nel ricordo di quelle sacre vittime italiane – si legge – che desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia”.

“Ho deciso di fare questo passo – spiega Emanuele Filiberto nella missiva alle comunità ebraiche  – per me doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente. Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancor oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un’ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l’Italia intera”.

“Condanno le leggi razziali – dice il Principe – nel ricordo del mio glorioso avo Re Carlo Alberto che il 29 marzo 1848 fu tra i primi Sovrani d’Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza di diritti. Condanno le leggi razziali nel ricordo dei numerosi italiani ebrei che lottarono con grandissimo coraggio sui campi di battaglia dell’Ottocento e del primo Novecento da veri Patrioti. Condanno la firma delle leggi razziali nel ricordo della visita alla nuova Sinagoga di Roma che – aggiunge – proprio mio bisnonno Vittorio Emanuele III fece nel 1904, dopo che il 13 gennaio dello stesso anno si disse addirittura favorevole alla nascita dello stato ebraico e così si espresse: ‘gli ebrei, per noi, sono Italiani, in tutto e per tutto'”.

“Desidero che la Storia non si cancelli – precisa Emanuele Filiberto – che la Storia non si dimentichi e che la Storia abbia sempre la possibilità di raccontare quanto accaduto a tutti coloro che hanno fame e sete di verità. Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate e per questo motivo, ancor oggi, esse ci gridano il loro desiderio di essere giustamente ricordate. Anche la mia Casa ha sofferto – ammette – in prima persona, sebbene per motivi politici, ed è stata ferita profondamente negli affetti più cari: come potremmo dimenticare la tragica fine di mia zia Mafalda di Savoia, morta il 28 agosto 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald dopo un’atroce agonia?”.

“Come potrei dimenticare che anche mia zia Maria di Savoia – ricorda Filiberto – fu deportata con il marito e con due dei loro figli in un campo di concentramento vicino a Berlino? Ed entrambe erano figlie sempre dello stesso Vittorio Emanuele III. Scrivo a voi fratelli Ebrei, con viva e profonda emozione nel lancinante ricordo del rastrellamento del Ghetto avvenuto il 16 ottobre 1943″.

“Scrivo a voi fratelli Ebrei – si legge nella lettera di scuse – nell’angoscioso ricordo delle troppe vittime che la nostra amata Italia ha perso. Scrivo a voi questa mia lettera, sinceramente sentita e voluta, che indirizzo a tutta la Comunità italiana, per riannodare quei fili malauguratamente spezzati, perché sia un primo passo verso quel dialogo che oggi desidero riprendere e seguire personalmente. Con tutta la mia sincera fratellanza”, conclude Emanuele Filiberto.

Redazione

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