“I bulli presi da soli hanno paura. Quelli che ho incontrato io si sentivano forti e invincibili, giovani nazisti ariani. Non erano della razza umana. Mi chiedono se ho perdonato e rispondo di no. Non ho mai perdonato, non ci riesco“. Quando la senatrice a vita Liliana Segre, 90 anni, sopravvissuta ad Auschwitz pronuncia queste parole, c’è un silenzio assoluto nella grande tensostruttura montata nel borgo medioevale di Rondine, ad Arezzo, sede dell’organizzazione internazionale Cittadella della Pace, impegnata da oltre vent’anni nella formazione di giovani leader di pace al fine di ridurre i conflitti armati nel mondo.

La senatrice a vita, davanti ad alcune delle più alte cariche dello Stato, ha offerto una sua ultima testimonianza pubblica, consegnando idealmente il testimone della difesa della memoria ai giovani – simbolicamente rappresentati dai ragazzi “nemici” di Rondine che hanno scelto di convivere e impegnarsi per costruire processi di pace tra i loro popoli e da una delegazione di studentesse e studenti in rappresentanza delle scuole italiane – perché proseguano e diffondano il suo messaggio di pace e superamento dell’odio.

“La Costituzione è stata scritta avendo davanti agli occhi le tragiche vicende che hanno coinvolto anche Liliana Segre da ragazza ed è stata approvata con la ferma determinazione di non permettere che i mostri del totalitarismo che avevano devastato l’Europa potessero ancora avvelenare l’Italia, il nostro continente”, sottolinea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato a Liliana Segre. “Mai più privazione della libertà, guerre di aggressione, mai più negazione dei diritti umani, mai più razzismo, odio, intolleranza. questa era la comune volontà dei padri costituenti”, aggiunge Mattarella. La testimonianza della senatrice a vita, come sempre, suscita forti emozioni negli ascoltatori.

“Nel mio racconto c’è la pena, la pietà per quella ragazzina che ero io che adesso sono la nonna di quella ragazzina – spiega Segre – So che è difficile vedendo una donna di 90 anni pensare che quella era una ragazzina. Nel settembre del 1938 sono diventata ‘l’altra’ e c’è tutto un mondo intorno che ti considera diversa. E questa cosa è durata sempre, io sono sempre l’altra. So che le mie amiche, quando parlano di me, dicono sempre ‘la mia amica ebrea’. Quando sono diventata l’altra e a 8 anni non sono più potuta andare a scuola, ero a tavola con i miei familiari, e mi dissero che non potevo più andare a scuola. Chiesi perché e ricordo gli sguardi di quelli che mi amavano e mi dovevano dire che ero stata espulsa perché ero ebrea. Una delle cose più crudeli delle leggi razziali fu far sentire dei bambini invisibili: molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto”.

A tratti si commuove, soprattutto ripensando al padre che con lei venne deportato e che venne ucciso appena arrivarono ad Auschwitz dove “noi dovevamo dimenticare il nostro nome, che non interessava a nessuno”, ed “eravamo un numero che ci venne tatuato sul braccio: il mio era 75190“. Ma la sua ferma volontà di vivere e, con il tempo, di testimoniare gli orrori della Shoah prevalse malgrado la privazione della dignità umana. “Bisogna astrarsi col pensiero se si vuole vivere. Ai ragazzi dico di scegliere sempre la vita. Tutte noi sceglievamo la vita, poche si suicidarono, eppure sarebbe stato facilissimo”. Sofferenze che non la spinsero mai a scegliere la via della vendetta. “Non ero come il mio assassino, sono diventata una donna libera, una donna di pace con cui ho convissuto fino a ora”, afferma con orgoglio.

Partendo dalla sua tormentata esperienza di bambina, che con il padre tentò di fuggire in Svizzera, venendo però rispedita in Italia, Segre apre un inciso sulla situazione che oggi vivono quanti cercano rifugio in Occidente, in fuga da guerre e miseria: “Io sono stata clandestina e richiedente asilo. So cosa significa essere respinti“.

Ad ascoltare la testimonianza della senatrice a vita i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati, il premier Giuseppe Conte, i ministri Lucia Azzolina, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese, e il presidente della Cei Gualtiero Bassetti.

“La responsabilità della memoria è il compito che ci affidi”, afferma la presidente del Senato rivolgendosi a Liliana Segre. “L’Italia è veramente grata a Liliana Segre – aggiunge Fico – Il suo messaggio è racchiuso nella nostra Costituzione. Giurando su quei principi giuriamo di portare avanti la testimonianza di Liliana Segre“.

Per il premier Conte, quella della senatrice a vita “è una testimonianza cha ha la funzione di interrogare le nostre coscienze, scacciando l’ambiguità, per farci assumere scelte nette. Offro la garanzia del mio governo che questa testimonianza si manterrà viva”. Non potendo essere presente perché in autoisolamento a Bruxelles, dopo la scoperta della positività al covid di alcuni membri del suo staff, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, in un videomessaggio ricorda che “spetta ai giovani raccogliere la preziosa testimonianza della senatrice Liliana Segre“, mettendo però in guardia perché “il virus dell’antisemitismo è ancora molto presente in Europa” La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, sottolinea che “Liliana Segre ci ha insegnato a non voltare le spalle, il peggior peccato è l’indifferenza” e che “noi rimarremo umani se diffonderemo questo messaggio nelle scuole, perché la scuola è il nucleo fondamentale della collettività”. Per poi concludere: “Grazie per avermi insegnato tanto, per avermi offerto quel thè caldo quando ero un po’ impaurita. Ti siamo grati per quanto hai fatto per studenti e studentesse, rappresenti la nonna ideale. La scuola ti amerà sempre, non posso che dirti grazie“.