Ora, in questa deposizione, Graviano torna a parlare di Berlusconi. Non parla per la verità di Dell’Utri ma direttamente di Berlusconi, e non parla di trattativa ma di questioni economiche e di investimenti finanziari. Cosa racconta? Un fatto grave e altri fatti innocui. Dice di avere incontrato Berlusconi nel 1993, poco prima di essere arrestato, e mentre era latitante. Berlusconi, durante quell’incontro – gli è stato chiesto dal Pm, che a quel punto aveva dimenticato lo scopo del processo – era consapevole che lui era latitante? Graviano ha risposto di non saperlo, ma di pensare che lo sapesse perché conosceva il suo nome.

Quale era lo scopo degli incontri tra Berlusconi e i Graviano (lui e suo cugino Salvo, che ha partecipato a tutti gli incontri con Berlusconi e che era, secondo Giuseppe, il vero tramite tra la famiglia e il cavaliere)? Discutere su come regolarizzare la partecipazione dei Graviano ad alcuni fondi di investimento  intestati a Berlusconi. Pare che fosse soprattutto il cugino Salvo quello interessato a questa faccenda. Il problema era di ufficializzare un investimento realizzato una decina di anni prima dal nonno materno di Graviano, un certo Filippo Quartararo. Che evidentemente era il nonno di Giuseppe, ma non di suo cugino Salvo Graviano e perciò non si capisce bene perché fosse Salvo a occuparsi della questione. Questa operazione era un delitto? No, pare che fosse perfettamente lecita. Anche se Berlusconi nega che sia mai avvenuta e nega di avere mai sentito parlare di questo nonno di Graviano né di questi 20 miliardi.

Ma allora, se in tutto questo non c’è ombra di reati (l’unico potrebbe essere la mancata denuncia da parte di Berlusconi della latitanza di Graviano, ma è discutibile che sia un reato e poi sicuramente dopo 30 anni è prescritto) per quale ragione in un processo per duplice omicidio, il presunto killer o mandante viene interrogato su tutt’altro? Sicuramente il racconto di Graviano non ha interesse penale, indubbiamente ha un grosso valore giornalistico. Diciamo che più che di un processo dobbiamo parlare di una conferenza stampa, o di un talk show senza telecamere.

Questo forse è il punto.La deposizione di Graviano non avrà conseguenze giudiziarie ma conquisterà i giornali. E permetterà di tornare alla vecchia idea che in fondo Berlusconi c’entra con la mafia. Anche se tra i grandi imprenditori italiani è quello che meno di tutti ha avuto a che fare con la Sicilia. Anche se è l’unico che è stato passato al setaccio per anni e anni, senza risultati, dai migliori magistrati italiani. Anche se è stato intercettato, pedinato e se – comunque – è sotto scorta da quarant’anni, e dunque tutti i suoi movimenti sono monitorati.

Infine una piccola testimonianza personale. Mi si dice – la notizia l’ha pubblicata un piccolo giornale siciliano – che nell’intercettazione in carcere, Graviano sostenne che stava per scrivere, con me, un libro di memorie. Non era vero. Nessuno me lo aveva mai chiesto. Un anno dopo – circa – e un po’ più di un anno fa, vennero a trovarmi al giornale dove lavoravo (Il Dubbio) due persone mandate da Graviano, due avvocati credo, che mi proposero effettivamente di scrivere un libro. Dissi di no, spiegai il perché, e la cosa finì lì. Immagino però che effettivamente queste dichiarazioni di Graviano non siano nate all’improvviso. Immagino che da tempo pensa a questa uscita. Non ne immagino invece i motivi.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.