Caro direttore,
chi scrive è un proporzionalista convinto, è contrario al ballottaggio e si augura il fallimento al prossimo appuntamento elettorale del marchingegno maggioritario ora all’esame del Senato. Né credo che vadano accolti gli inviti rivolti alle forze liberali e riformiste affinché rafforzino la loro presenza nei due schieramenti che competono per il governo del Paese. Perché l’esperienza ultratrentennale del bipolarismo “all’italiana” dimostra che quelle forze hanno sempre coabitato da gregarie all’interno di coalizioni dominate o dal sovranismo (a destra) o dal movimentismo massimalista (a sinistra). Da alcune settimane è in corso la campagna promossa da Carlo Cottarelli e dalla Fondazione Luigi Einaudi per l’approvazione di un disegno di legge sulla trasparenza dei programmi elettorali. Proposta che obbliga partiti e coalizioni a quantificare il loro costo, indicando le coperture necessarie per l’intera legislatura. Si provi a immaginare se Meloni e Schlein, Tajani e Conte vi hanno aderito.

Caro direttore, come ben sai l’etica politica per eccellenza è l’etica della responsabilità, che nel tempo attuale è imprescindibile anzitutto nella politica estera e di difesa. Ebbene, con quali argomenti seri si può chiedere a un elettore moderato, atlantista e europeista, di votare per una coalizione ad alto tasso di antisionismo (alias antisemitismo) e attraversata da radicate pulsioni filorusse? Lo stesso discorso vale per un centrodestra che, alla fine, sarà costretto ad allearsi con Vannacci. La cosiddetta governabilità, se correttamente intesa come virtuosa combinazione tra stabilità dei governi ed efficacia decisionale, non discende mai da una legge elettorale, bensì dalla cultura politica dei partiti, dalla composizione delle coalizioni e dalla qualità delle leadership. Chi scrive è un reduce deluso del “terzopolismo”. Deluso dalla rissosità e dal narcisismo dei suoi leader. Appartiene cioè a quelle pecore che stanno in mezzo ai lupi della politica italiana e che per questo, come recita il passo evangelico, cercano di essere prudenti come i serpenti e candidi come le colombe. Fuor di metafora, chi scrive -diversamente dai seguaci di una malintesa realpolitik- non è ossessionato dalla questione di “chi governerà con chi”, ma dalla questione di “cosa farà”. Sbaglio?