«Antonio Polito sbaglia quando sostiene che il centrodestra ha abbandonato il Sud spianando così la strada a Vincenzo De Luca. Ma non c’è dubbio che il centrodestra debba tutelare i diritti dei cittadini del Mezzogiorno e che, per centrare l’obiettivo, debba valorizzare la sua anima liberale e riformista». Paolo Russo, deputato e responsabile del dipartimento per il Sud di Forza Italia, risponde così al vicedirettore del Corriere della Sera che al Riformista ha indicato il governatore come vero erede della destra napoletana.

Onorevole, Polito vi “accusa” di aver smarrito lo storico “localismo patriottico”…
«Polito vuole relegare la tradizione del centrodestra campano nell’alveo di una gestione del consenso ispirata alla famosa “scarpa sinistra” distribuita da Achille Lauro ai cittadini ai quali prometteva anche quella destra a elezioni avvenute. Mi spiace, ma il centrodestra è tutt’altra cosa: testimonia valori come famiglia, identità del territorio e buon governo».

Eppure la principale accusa che vi viene mossa è quella di aver dimenticato il Sud.
«Escludo che chiunque di buon senso, incluso Polito, possa pensare che il centrodestra abbia abbandonato il Sud: le ultime grandi opere realizzate nel Meridione sono l’Alta Velocità e il termovalorizzatore di Acerra, volute da Silvio Berlusconi. Lo stesso vale anche per l’ultimo progetto per il Mezzogiorno degno di questo nome: il ponte sullo Stretto. Anche in questo caso non c’è nemmeno bisogno di ricordare di chi sia stata l’idea».

Certo è che il centrodestera campano è in crisi: di chi è la colpa?
«A Napoli i voti a tutti i partiti tradizionali non superano complessivamente il 50% dei votanti, pari al 25% degli aventi diritto. La vera emergenza è la crisi del sistema dei partiti alla quale bisogna rispondere con modelli che anche la tragedia della pandemia ci suggerisce. I partiti dovranno rappresentare luoghi di dibattito e di decisioni rapide, piazze di confronto e di consultazioni digitali. Insomma, c’è un lavoro da fare. Altro che sinistra e destra: qui bisogna contrapporre qualità ad approssimazione, buon governo a disavventure amministrative».

Perché, allora, l’eurodeputato Fulvio Martusciello ipotizza la candidatura di Oreste Vigorito a Benevento come a Napoli si parla di quella di Catello Maresca? Perché questa corsa alla società civile?
«Anche questo rientra nello spettacolo di cabaret tra De Luca e Polito. Basterà tornare indietro di qualche anno per ricordare il prefetto Morcone o il questore Malvano: i partiti già in tempi non sospetti ammiccavano a sensibilità civiche. Oggi come allora anche Manfredi o Maresca sono la rappresentazione di successi in ambiti diversi dalla politica, e questo accade ovunque: non è copione scritto al Sud né storia di Sud contro Nord».

Resta il fatto che, in dieci anni, il centrodestra campano non sia riuscito a individuare un’alternativa “politica” a Luigi de Magistris o un candidato alla Regione diverso da Stefano Caldoro…
«Maresca è il portato di un sentimento civico che viene richiamato con un ruolo di civil servant all’impegno pubblico da decine di associazioni, oltre che da chi è espressione del mondo culturale, professionale, imprenditoriale e da quanti hanno voglia di “strambare” dopo 30 anni di deludente governo delle sinistre. Per quanto riguarda Caldoro, la sua candidatura è il frutto di una “decapitazione giudiziaria” dei vertici di Forza Italia, esattamente come avvenne nel 1992 quando Antonio Bassolino prevalse grazie alla “fucilazione” di un’eccellente classe dirigente: da Polese a Di Donato, da Galasso a De Lorenzo, tutti furono sbalzati via e arrivò il “nuovo” interpretato da Bassolino. La stessa operazione si è tentata nel 2010, ma la macchina organizzativa che Forza Italia e Nicola Cosentino avevano messo in campo consentì, nonostante tutto, a Caldoro di prevalere».

Quindi da che cosa deve ripartire il centrodestra campano?
«Dalla tutela dei diritti dei cittadini del Mezzogiorno, che vanno dalla salute all’istruzione, dalla mobilità al welfare: chi meglio del ministro Mara Carfagna può sostenere le ragioni di un Sud dimenticato? Non dimentichiamo che il centrodestra ha la sua naturale vocazione attrattiva nell’anima riformista e liberale. Ora non c’è da far chiacchiere, ma da costruire asili e alta velocità, scuole e Zes, ponte sullo Stretto e rete digitale ovunque. In questo senso faremo, come sempre, la nostra parte».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.