La “bomba” è stata sganciata durante un’intervista a Canale 21: «Un commissario non può fare il bene di Napoli, ma un sindaco a mezzo servizio può fare anche peggio». Parola di Stefano Caldoro, leader del centrodestra in Consiglio regionale, che per la prima volta apre a una mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino Luigi de Magistris.

Perché parliamo di “bomba”? Perché Caldoro è sempre stato nettamente contrario all’idea di uno scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Napoli e al conseguente commissariamento di Palazzo San Giacomo: «Non possiamo permettere che il governatore Vincenzo De Luca metta le mani sulla città attraverso un commissario nominato dall’esecutivo di cui fa parte il Pd». Nei mesi scorsi l’intervento di Caldoro ha consentito a de Magistris, ormai senza maggioranza, di incassare il voto favorevole sul bilancio e di scongiurare un’uscita di scena anticipata che forse avrebbe segnato la fine della sua esperienza in politica. Tanto è vero che decisivo è risultato il voto favorevole di Salvatore Guangi, consigliere comunale di Forza Italia e storicamente vicino a Caldoro, per far sì che l’assemblea civica desse l’ok al documento contabile. Ora che de Magistris ha deciso di candidarsi alla presidenza della Calabria e sembra trascorrere più tempo a Cosenza e dintorni che a Palazzo San Giacomo, Caldoro auspica addirittura «un chiarimento in Consiglio comunale».

In altre parole, il leader del centrodestra campano fa autocritica. E, riguardo a de Magistris, gli va riconosciuto il merito di aver sostenuto una posizione dal suo punto di vista responsabile e piuttosto impopolare quando si è di fatto schierato per il voto favorevole al bilancio comunale. Ora si dimostra altrettanto coraggioso nel rivedere il giudizio sul sindaco. Però è proprio qui che scatta il cortocircuito. Perché se è giusto fare autocritica in questo momento, a dicembre scorso è stato un grave errore impedire che il Comune venisse affidato a un commissario. E questo per un motivo molto semplice: de Magistris, la cui amministrazione si è rivelata fallimentare sotto molteplici aspetti, si è praticamente eclissato quando Napoli è stata travolta dal Covid. Davanti alla crisi sanitaria ed economica, il sindaco si è “esibito” soltanto in sterili battibecchi con il governatore De Luca. Di una strategia per aiutare la città a mettersi l’emergenza alle spalle, però, nemmeno l’ombra.

Il cambio di rotta di Caldoro, però,  rivela anche la confusione all’interno del centrodestra napoletano e campano. In dieci anni, infatti, la coalizione ha mostrato un atteggiamento ambiguo sulle “imprese” di de Magistris, al pari del Pd, e non è stata capace nemmeno di cogliere un dato politico-amministrativo tanto evidente quanto drammatico, cioè la pressoché totale assenza del sindaco in una delle fasi più difficili della storia della città. Il tutto senza avere un candidato a pochi mesi dalle elezioni comunali: il nome che circola è quello del sostituto procuratore generale Catello Maresca che, secondo voci sempre più insistenti, sarebbe pronto a scendere in campo a patto che i partiti del centrodestra rinuncino ai rispettivi simboli. Si vedrà.

Nel frattempo la coalizione farebbe bene a “ricostruirsi” intorno ai valori che l’hanno sempre caratterizzata e a formare una nuova classe dirigente, in modo tale da contribuire al dibattito sulla ricostruzione della città in maniera finalmente autorevole e credibile. Napoli ha bisogno anche di questo.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.