“Fare a meno di lui è tanto, veramente tanto. Ma dovrò farlo perché gliel’ho promesso”. È il ricordo di Federica Cappelletti, moglie di Paolo Rossi, il campione della Nazionale italiana morto a causa di un tumore ai polmoni a 64 anni. “Nel momento in cui stava morendo non se ne voleva andare. L’ho abbracciato forte, gli ho detto ‘vai, lascia questo corpo, basta hai sofferto anche troppo'”. Rossi e Cappelletti si erano conosciuti nel 1998 e sposati nel 2010. Hanno avuto due figlie, di 8 e 10 anni, Sofia Elena e Maria Vittoria. Rossi aveva avuto un altro figlio, Alessandro, di 38 anni, avuto da un primo matrimonio con Simonetta Rizzato.

Cappelletti ha parlato ai cronisti uscendo dall’Ospedale Le Scotte di Siena, dove il marito è morto. “Preferisco pensare sia un arrivederci. Mi hanno chiamato da tutto il mondo, ovunque. Purtroppo non ce la faccio, non ho nemmeno la forza. Sono confusa e piena di dolore”. Giornalista e scrittrice, direttrice del portale Salutepiù24, la seconda moglie del campione nato a Prato aveva scritto a quattro mani con il marito il libro Quando la vita è un attimo e la sceneggiatura del film Mancino naturale diretto da Salvatore Allocca. Le riprese del film sono cominciate a fine ottobre.

“Tutto era iniziato un anno fa, improvvisamente – ha detto Cappelletti al Corriere della Sera – durante un viaggio alle Maldive dove avevamo deciso di rinnovarci il nostro amore e di sposarci per la seconda volta, dopo la cerimonia nuziale del 2010 in Campidoglio a Roma. Sono stati giorni straordinari. Tornati in Italia, la diagnosi. Ma sembrava una cosa assolutamente risolvibile. Poi sono arrivati altri problemi”, come la rottura del femore, un’operazione alla schiena. E quindi il ricovero e l’improvvisa morte che nessuno si aspettava.

“Era veramente una persona unica, piena di ottimismo anche nei momenti più difficili – ha proseguito la donna – Una persona grande ma allo stesso tempo semplice, che mi ha insegnato tanti valori belli e li ha insegnati ai nostri figli. Io cercherò di portarli avanti. È una persona che sapeva parlare allo stesso modo sia con un Capo di Stato che con le persone che incontrava al supermercato. Questo era Paolo”. La camera ardente sarà allestita a Vicenza, “non per mancanza di rispetto nei confronti della Toscana, ma perché Vicenza era la sua casa, la sua città”, ha concluso Cappelletti.

Pablito, campione del mondo con l’Italia e capocannoniere al Mondiale di Spagna dell’82, campione d’Europa con la Juventus, per molti anni commentatore sportivo, aveva scoperto del tumore ai polmoni la scorsa primavera. Le sue condizioni erano peggiorate nettamente negli ultimi tempi. Nella sua ultima intervista a Il Giornale di Vicenza, aveva dichiarato: “Sono stati mesi difficili, che sto cercando di superare. Una fase complicata della mia vita, dal punto di vista della salute, ma sto facendo di tutto per tornare quanto prima a stare bene”. Cappelletti ha dato la notizia sui social pubblicando una foto con il marito e la caption “Per sempre” su Instagram. E su Facebook aveva scritto: “Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto …”. Al Corriere ha ricordato come si fossero conosciuti “a Perugia nel 2003, a una presentazione del libro Razza Juve che avevo scritto insieme ad altri colleghi giornalisti. Non lo conoscevo personalmente ma lo avevo precedentemente chiamato per invitarlo alla presentazione. Mi aveva chiuso il telefono in faccia, ma poi era venuto, ci siamo conosciuti. Mi sono innamorata subito del suo sorriso, della sua generosità, della intelligenza con cui riusciva a vedere le cose. “.