Il ‘caso Morra’, le liste degli impresentabili stilate dall’Antimafia, l’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini e, infine, la ‘sconvenienza’ di alcune parole pronunciate in Aula e il garantismo. A sollevare la questione, che direttamente e indirettamente intreccia tutte queste vicende, il deputato romano di Italia Viva Roberto Giachetti.

Sempre attento ai principi garantisti, il parlamentare chiede di poter parlare in base all’articolo 59 del Regolamento, che disciplina i casi di parole “sconvenienti” pronunciate durante un intervento in Aula. Secondo Giachetti l’episodio sarebbe avvenuto ad inizio seduta pomeridiana, nel dibattito sulla questione delle dimissioni da presidente dell’Antimafia di Nicola Morra, le cui parole su Jole Santelli e la Calabria hanno suscitato sdegno.

Nel dibattito precedente era intervenuto il capogruppo M5s in Antimafia, Davide Aiello, secondo il quale la vera questione è il rapporto tra politica e mafia (e non le dimissioni di Morra), ricordando che Tallini, esponente di Forza Italia, era stato dichiarato ‘impresentabile’ dall’Antimafia. L’esponente di Italia Viva, con quasi tre decenni di militanza radicale alle spalle, non ci ha visto più. L’intervento in aula è iniziato in sordina, con un incipit rispettoso. Giachetti ha avvertito l’esigenza di esecrare parole “non certo maleducate, ma forse sconvenienti, perché lui ha sottolineato che si tratta di accuse nei confronti di Tallini da verificare ma tutto il suo intervento era calibrato sul fatto che l’arresto di Tallini sia di fatto una condanna già avvenuta. Non ho intenzione di aggredire nessuno, ma forse meglio riflettere. Anche sul fatto della parola ‘impresentabile’ usata dall’Antimafia, parola che presuppone che sia già una sorta di condanna”. Ed è a questo punto che Giachetti perde le staffe.

Quando cita l’esempio di Antonio Bassolino, “19 processi e per 19 volte assolto, si potrà farsi venire il dubbio quando parliamo di essere contro la mafia, certo, ma non tutti quelli che sono accusati poi sono colpevoli, come l’ex presidente del Piemonte Cota, o Francesco Storace o anche l’onorevole Molinari. La presunzione di innocenza non è uno sfizio, ma un principio giuridico. Ci vogliamo interrogare su qualcosa che non va quando ad esempio vengono fatte delle retate di oltre cento persone e poi in quell’inchiesta ci sono state solo otto condanne?”. Parole accolte con un’ovazione dai banchi delle opposizioni.

Il deputato di Italia Viva ha menzionato anche Bibbiano: “Il Sindaco di Bibbiano è stato arrestato, e come volevasi dimostrare era innocente”, ha gridato. Ancora tanti applausi dal centrodestra. Non tutti graditi. Giachetti guarda infatti infastidito verso i banchi leghisti: “Voi della Lega non mi applaudite”, ammonisce. La memoria della campagna violentissima della Lega su Bibbiano è troppo recente per essere cancellata, e d’altronde IV fa già un grande sforzo per non andare con la mente alla stessa campagna operata dal Movimento Cinque Stelle, quando Di Maio in un video tristemente celebre accusava il Pd in Emilia Romagna di “togliere i bambini alle famiglie con l’elettrochoc, per venderseli”.

E’ quindi intervenuto il presidente di turno, Ettore Rosato: “Giachetti ha posto un tema sulla sconvenienza o meno delle parole e io ritengo che comunque la Giunta del Regolamento ha chiarito che lo sono quando sono ingiuriose o atte a gettare discredito. Mi sembra che negli interventi di oggi non ci siano stati questi presupposti”. Detto, questo, Rosato ha garantito che la questione sarà sottoposta alla Giunta. Diversi gli interventi che si sono succeduti, tra cui quello dell’azzurro Simone Baldelli: “In quest’Aula ciascuno è responsabile di quello che dice e del proprio comportamento, poi dovremmo porci la questione del trattare come colpevole chi non è stato dichiarato tale dalla giustizia”.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.