Cotticelli, Zuccatelli, poi Strada, viene o non viene e se viene…, e infine Gaudio durato meno di un amen. In pochi giorni il commissariamento della sanità calabra è passato dalla tragedia alla farsa: solo il senso del ridicolo può descrivere bene le nomine che si sono succedute nella totale incapacità del governo di fermarsi, chiedere scusa e dire: abbiamo sbagliato. Sono undici anni che la sanità in Calabria è commissariata, undici anni che i calabresi sono ritenuti incapaci di gestire un bene così prezioso, undici anni in cui i Cotticelli hanno fatto solo disastri.

Undici anni che la Calabria è stata rubata ai calabresi. Non sperateci, questa storia non finirà: si andrà avanti con questo balletto di nomi e di potenti, senza che se ne possa uscire con dignità. Il vizio è di fondo: un buco nel processo democratico e quando c’è quel buco nero inghiotte tutto. C’è solo un modo per fermare questa saga dell’incapacità, questa serie tv delle promesse mancate, questa comica alla Ridolini: dire basta al commissariamento e ridare la sanità calabrese ai calabresi. Ma non basta chiedere conto al governo del disastro compiuto, di una regione buttata in pasto al Covid senza rete di salvataggio, dietro tutto questo c’è chi in questi anni ha solo gridato alla ‘ndrangheta senza vedere il banchetto che si stava consumando sotto i propri occhi. I “ladri” qui sono tanti: chi ha perseverato nell’errore e chi non ha vigilato. Ora è il momento di dire basta. Almeno che non siamo su Scherzi a parte. Allora scusate…

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica