Nel Movimento 5 Stelle volano gli stracci per l’ipotesi di alleanza ‘duratura’ con il Partito Democratico alle amministrative. Saltata l’ipotesi in Puglia e nelle Marche per le Regionali del 20-21 settembre, l’ex capo politico Luigi Di Maio in una intervista al Fatto Quotidiano auspica un tavolo coi dem per le Comunali del 2021.

Il ministro degli Esteri ricorda infatti come attualmente “non governiamo in nessuna Regione e abbiamo l’1 per cento dei sindaci – sottolinea Di Maio – ma io voglio favorire la nascita di una generazione di amministratori del M5S che sappiano governare anche in coalizione, e allora serve un tavolo nazionale con il Pd per ragionare sulle Comunali del 2021.  Si sono stretti diversi accordi a livello comunale. Io ho lavorato sul mio territorio, ed è arrivata a un’intesa a Pomigliano d’Arco (la città nel Napoletano dove Di Maio è cresciuto, ndr) – spiega il Ministro degli Esteri – In Puglia e nelle Marche i territori hanno dato una indicazione diversa, che va rispettata, e dico sin d’adesso che farò campagna per i nostri candidati”.

Di Maio guarda in particolare alle Comunali nelle grandi città previste il prossimo anno, “partendo da Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna”. L’ex leader pentastellato mette però le mani avanti con i possibili alleati Dem: per Di Maio a Roma e Torino Virginia Raggi e Chiara Appendino “non devono fare un passo indietro, e non mi pare che ci sia una folla di candidati eccelsi pronti a sostituirle. Le persone e le loro capacità contano”, auspicano comunque che il modello di governo nazionale “va replicato dove è possibile a livello locale”.

Parole e posizioni che non sono affatto piaciute all’ala più radicale e ortodossa del Movimento, rappresentata dalla pugliese Barbara Lezzi ex ministro per il Sud nel primo governo Conte. Su Facebook infatti la Lezzi sottolinea infatti che “se questo deve essere il M5S, quello raccontato oggi da Di Maio, possiamo tranquillamente dire che fino ad ora abbiamo scherzato, giocato o forse tradito”. L’ex ministro ricorda quindi “gli errori di valutazione commessi ai tempi del Conte I durante il quale si sprecarono gli attestati di stima, fiducia ed amicizia per Salvini, hanno insegnato poco o niente. Forse semplicemente perché è preferibile assecondare il potere per prendersene un pezzetto per sé”.