Ma quant’è buono il tonno dell’agosto a Cinque Stelle. Volevano aprire il Parlamento come una scatoletta, poi ne hanno assaggiato il contenuto e li ha presi una passione bulimica per tutto ciò che in campagna elettorale faceva loro uno schifo da vomito. Ieri è stata la giornata di un’insolita coppia.  La giovane sindaca di Roma che quattro anni fa sussurrava “il vento è cambiato” perché in Campidoglio mai più si sarebbe seduto un politico di professione. E il presidente dell’Inps, mancato ministro del lavoro, che grida “Il mio istituto è vittima, non carnefice”, cioè, tradotto dal politichese, per favore non cacciatemi, anche se ho fatto un gran casino. Nessuno dei due vuol tornare a quella “società civile” che li aveva incoronati -l’una eletta l’altro nominato- per combattere contro i professionisti della politica e le lottizzazioni. Ma quant’è buono il tonno, però.

Infatti, con indomita coerenza, Virginia Raggi ha chiesto e ottenuto da quel concentrato di democrazia che si chiama “piattaforma Rousseau” il bollino blu della politica di professione che con la possibiltà della ricandidatura a sindaco, le mette in carniere la terza partecipazione a un ente elettivo. E peccato che sia la legge a vietarle il terzo giro da primo cittadino di Roma (ammesso che lei vinca il girone di ritorno), perché siamo certi che il soccorso rosso di Jean-Jacques sarebbe già pronto anche per molti altri mandati. E Pasquale Tridico, il “civico” prestato alla presidenza dell’Inps per merito di vicinanza a uno come Luigi Di Maio che la professione politica ormai ha masticato e digerito, lascia cadere l’ occasione di mostrare la diversità da un qualunque lottizzato di prima o seconda repubblica, e si guarda bene dall’offrire le proprie dimissioni, dopo i disastri del suo ente sulla cassa integrazione, il reddito di cittadinanza e oggi anche il bonus dei seicento euro.

C’era una volta un movimento, che il comico Beppe Grillo volle vedere come un hotel nel massimo del suo splendore e che battezzò “a cinque stelle”. Diversi da tutti gli altri, gli ospiti di quell’hotel. Soli, nel loro splendido isolamento. Mai ci alleeremo con altri, dissero, ma non fece loro schifo fare un governo con la Lega. La Lega sì, aggiunsero, ma Fratelli d’Italia no, perché non ci legheremo mai ad altri due partiti. Salvo poi farlo nel governo Conte due, con Pd, Italia viva e Leu. Che vergogna questo Parlamento e questi enti locali pieni di inquisiti, gridarono. Poi, dopo aver cacciato l’incolpevole sindaco di Parma Pizzarotti, si tennero tutti gli altri che cominciavano ad assaggiare le informazioni di garanzia, Raggi compresa. Perché si valutava “caso per caso”.

E che orrore mettere rappresentanti dei partiti negli enti pubblici, come l’Inps per esempio. Ma poi: che mostruosità Boeri, che meraviglia Tridico. E quante medaglie sul petto di taverne e tavernette, gigini e gigetti, battisti e battistini per la propria diversità “morale”, che voleva far concorrenza a quella tradizionale comunista berlingueriana. Massimo due mandati, perché la permanenza in Parlamento corrompe l’integrità delle persone, e noi diversi, i soldi non ce li teniamo, e giù a far di conto, a restituire, a esibire. Poi dopo un po’ si rendicontava sempre meno e non si restituiva più, e la voglia di tornare all’aurea società degli incontaminati scemava e scolorava.

Si fosse almeno messo a frutto il tempo di soggiorno nelle istituzioni per studiare un po’, giusto per non confondere il Libano con la Libia o per capire di quale pasta politica fosse fatto uno come Pinochet. O magari per saper individuare le competenze giuste delle persone da collocare ai vertici degli enti pubblici. Perché forse un bravo dignitoso ragioniere potrebbe essere più utile di un professore di economia a governare l’Inps. Perché se Pasquale Tridico veramente non si è accorto del fatto che sotto il suo naso si costruiva la più grande schedatura politica (con duemila nomi) di amministratori e parlamentari mai vista dagli anni del fascismo, le sue dimissioni già oggi sarebbero tardive. E se davvero non ha idea di chi dall’interno dell’Inps abbia “trafugato” all’esterno la notizia dei deputati con il bonus, dopo due mesi dal giorno in cui lui e l’intero cda ne erano stati messi a conoscenza e alla viglia del referendum sul taglio dei parlamentari, si ricordi comunque di essere il presidente.

E in quanto tale di essere responsabile di quanto accade nell’ente che dirige. Pasquale Tridico non è lì per caso. E non è “puro” per definizione. Se lei non fosse grillino, caro professore, i suoi amici di partito (pardon, ex movimento) ne avrebbero già chiesto la testa. Anzi, forse gliela avrebbero già tagliata. Magari con l’aiuto di qualche magistrato e del loro quotidiano di riferimento. Ma quant’è buono il tonno dell’agosto a cinque stelle!