Il clima continua a essere teso sulla vicenda dei bonus da 600 euro chiesti dai politici. Il Garante della privacy ha aperto un’Istruttoria sull’Inps e domani Tridico sarà alla Camera per rivelare i nomi di chi ha chiesto e ottenuto il bonus. In realtà dei tre deputati incriminati manca solo un nome, quello del del grillino. Gli altri due sono i deputati leghisti  Elena Murelli e Andrea Dara che, come promesso da Salvini, sono stati sospesi dal partito.

ANDREA DORA – Andrea Dara ha provato a difendersi attribuendo la colpa alla mamma. Sarebbe stata lei a fare materialmente la richiesta di bonus a sua insaputa. Con lui infatti gestisce l’azienda di cui è titolare al 60%: “Comprendo la scelta del partito, mi assumo la responsabilità di quanto accaduto, anche se non sono stato direttamente io”. Insomma: “Non cerco giustificazioni”, ha detto al Corriere della Sera. Dara avrebbe scoperto di aver ottenuto il bonus solo quando il partito, per invogliare i deputati all’autodenuncia, aveva consigliato di controllare semmai che la richiesta fosse stata presentata dai commercialisti.

ELENA MURELLI – Anche Elena Murelli si è scusata con il partito. Ma la piazza non l’ha affatto perdonata: sui social gira un video di un suo intervento alla camera proprio sui bonus. “Abbiamo accettato l’elemosina dei 600 euro”, aveva detto in aula alla Camera lo scorso 23 luglio, in occasione della votazione sull’istituzione della giornata della memoria delle vittime del Covid. “Siccome stiamo uscendo da questa situazione di emergenza allora importate il Covid”, aveva anche detto nel corso del suo intervento in aula riferendosi all’arrivo di migranti sulle coste italiane.

I CONSIGLIERI – Poi ci sono i 2mila consiglieri che hanno chiesto il bonus e che uno alla volta si stanno dichiarando e annunciando la penitenza. Tra loro una vastissima parte è composta da persone che fanno politica quasi per volontariato, ricevendo poco più che un rimborso. Ma ci sono anche ad esempio i consiglieri regionali che possono arrivare anche a 12mila euro al mese di stipendio. Tra questi ci sarebbe una prevalenza di leghisti, come dichiarato da Repubblica. Dei nove finora individuati, infatti, sette sono della Lega distribuiti in quattro Regioni. Uno è del Pd e uno di Forza Italia. Matteo Salvini è stato chiaro: “Chiunque ha preso il bonus sia sospeso e in caso di elezioni imminenti non ricandidato”.

I LEGHISTI – I leghisti sono così ripartiti: tre in Veneto, due in Piemonte, uno in Emilia Romagna e uno in Liguria. Resta in dubbio il consigliere regionale lombardo della Val Brembana Alex Galizzi, che al Corriere di Bergamo dice di non ricordarsi né di aver chiesto il bonus né di averlo preso (mentre gli altri colleghi lombardi del Carroccio negano). In Veneto ad aver preso il bonus sono Riccardo Barbisan, Alessandro Montagnoli e il vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin. Tutti e tre fedelissimi del governatore Luca Zaia, in corsa per le regionali di settembre e lanciatissimo nei sondaggi. Lorenzo Fontana, commissario della Lega in Veneto, ha confermato l’orientamento del partito, cioè di non mettere in lista chi ha chiesto il bonus. Forcolin, intervistato oggi da Repubblica, si difende: “Io cacciato dalle liste e Fontana ancora al posto suo in Lombardia?”.