È stato in fondo un colpo di genio: sostituire la parola vecchia e un po’ malfamata “masse” con next generation. Inglese, dunque prima di tutto fichissimo. Il vettore della nuova sinistra (velocità, direzione e verso) è un vero jump oltre il realismo, trattato come scoria di destra. Il Pd per bocca di Letta parla di next generation come un videogame in cui si colpiscono con bonus da diecimila euro degli omini informi e tutti uguali, detti i giovani. Di masse parlava Pietro Ingrao quando il potere era un sogno e la sinistra, guidando le masse, sognava il potere. Ma da quando ha avuto il potere, ha cominciato a sognare, soltanto sognare, le masse.

Ma ecco che, come nella fiaba di Pollicino, seguendo il denaro – follow the money – pensa di ritrovarle nella casella provvidenziale (è anche europea! bingo!) di next generation. Sarebbe una gran novità se solo la sinistra piddina avesse capito che la ricchezza talvolta è cattiva e talvolta è buona. Il mondo moderno ha espropriato il latifondo dei grandi proprietari che se la spassavano a Napoli mentre i contadini crepavano in Calabria (ma non nelle ben coltivate terre del conte di Cavour) per rimettere le terre sul mercato della produzione. Così come esiste un debito buono e uno cattivo, esiste una ricchezza buona che nasce dalla capacità dell’homo faber e su cui sono state pagate le tasse ed è in sé buona e talvolta ottima perché da quella dipende il benessere delle Nazioni, e il benessere di tutti i lavoratori che hanno un lavoro perché c’è chi ha messo in moto il macchinario che produce ricchezza. L’idea di spremere il grasso ricco e fargli sputare l’oro zecchino da spartire nel vicolo dei poveri è decrepita anche quando la ricchezza appare spudoratamente eccessiva. Basta pensare agli stipendi e agli ingaggi degli allenatori, grandi attori, influencer o scrittori di spudorato successo come Andrea Camilleri che creò una fortuna editoriale e la fortuna di maestranze elettricisti produttori di software reti televisive traduttori interpreti.

Le sinistre liberali di tutto il mondo hanno imparato che la società è composta di persone singole e non più di classi separate da istruzione, alimentazione, geografia e dunque è finita l’epoca delle masse amorfe nemmeno sotto l’etichetta apparentemente fichissima di Next Generation, destinataria di pacchi regalo monouso da diecimila bucks distribuiti per data di nascita. Sarebbe, nel suo modesto orizzonte, un ritorno all’ingegnerizzazione dell’umanità che nel secolo scorso andava per le spicce spostando, sopprimendo, promuovendo o degradando masse in nome del principio secondo cui il bene dei molti prevale su quello dei singoli. Quell’epoca è morta e sepolta, anche con infamia.

Oggi, i singoli non si chiamano più individui e neanche cittadini giacobini, ma persone ciascuna con una propria storia capacità meriti demeriti vocazioni: a ciascuno la sua storia personale e separata. Ci vuole un pochino di coraggio e una contaminazione liberale, ma non è difficile. È la strada maestra che consente di esaltare e onorare le diversità e le qualità, che poi è il vero tema della società moderna e futura.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.