Avrebbe approfittato di un momento di distrazione della madre, all’ottavo mese di gravidanza, per prendere Samuele e lanciarlo dal balcone al terzo piano della palazzina all’angolo tra tra via Foria e via Giuseppe Piazzi.

È questa la terribile accusa nei confronti di Mariano Cannio, 38 anni, domestico della famiglia ritenuto gravemente indiziato dell’omicidio del piccolo Samuele, il bambino morto dopo essere precipitato da una altezza di 15 metri a Napoli.

L’uomo è stato sottoposto ad un provvedimento di fermo disposto dalla Procura di Napoli dopo le indagini condotte dagli agenti del commissariato di Polizia San Carlo-Arena e dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli diretta dal primo dirigente Alfredo Fabbrocini.

Il provvedimento dovrà essere ovviamente sottoposto al giudizio di convalida del giudice.

Una svolta clamorosa che arriva a meno di 24 ore dalla tragedia che ha sconvolto Napoli. Secondo la Procura di Napoli dunque non si è trattato di un incidente: Cannio avrebbe spinto il piccolo Samuele dal balcone al terzo piano della palazzina all’angolo tra via Foria e via Giuseppe Piazzi.

Il bambino, dopo essere precipitato dal terzo piano, un volo di 15 metri, era stato immediatamente trasportato in ospedale, al Vecchio Pellegrini. Troppo gravi però le ferite riportate: il bambino è morto infatti poco dopo, nonostante i tentativi disperati dei medici di salvarlo.

Un colpo di scena inatteso che arriva a meno di 24 ore dal dramma. Una svolta arrivata dopo gli interrogatori condotti ieri dai magistrati che si stanno occupando del caso: inizialmente infatti non era trapelato che Cannio al momento della caduta dal balcone fosse presente nell’appartamento assieme ai genitori.

Cannio è un collaboratore domestico molto conosciuto nella zona, dove abita, spiega l’Ansa, e aveva accesso alle abitazioni di diverse famiglie del quartiere che si fidavano di lui.

In un primo momento si pensava che il bambino avesse potuto scavalcare la ringhiera del balcone in ferro, a motivi geometrici e non troppo alta, e lanciarsi nel vuoto. Quindi la svolta dopo gli interrogatori e i primi risultati dai rilievi della scientifica che ieri per ore ha operato sul luogo della tragedia.

Il 38enne domestico sarebbe incensurato e soffre di problemi psichici.

VERSIONI CONTRASTANTI – Fermato per omicidio, Cannio ha negato di aver volutamente scaraventato di sotto il piccolo Samuele. Come riferisce l’Ansa il 38enne ha ammesso di fronte agli inquirenti, durante l’interrogatorio finito in tarda notte, di esser stato su quel balcone e di aver preso in braccio il bambino, ma ha negato di averlo scaraventato giù.

Cannio, difeso da un avvocato d’ufficio, la cassazionista Carmen Moscarella, ha anche confermato di soffrire di disturbi psichici. Il collaboratore domestico della famiglia non ha saputo però spiegare con esattezza come il bambino sia caduto dal balcone.

L’udienza di convalida del fermo è in programma lunedì mattina alle 9,30.

Carmine Di Niro e Ciro Cuozzo