Anche nella storia giudiziaria napoletana non sono rari i casi di inchieste lanciate come tempeste devastanti su vite e carriere e poi sfumate in sede processuale, con assoluzioni che valgono a chiudere capitoli dolorosi ma quasi mai a sanare i danni causati da accuse che non hanno trovato conferma in giudizio. E ancor meno a far riconoscere gli errori o le sviste dei magistrati. Per questo assumono peso le parole pronunciate l’altro giorno dall’ex procuratore generale di Napoli, Raffaele Marino, al convegno organizzato da ShipMag per ricordare Francesco Nerli a un anno dalla sua morte.

«Sono qui per chiedere scusa a Francesco Nerli. Perché quando la magistratura sbaglia, e sbaglia spesso, non paga mai. Ciò, come sottolineato di recente anche dal Presidente della Repubblica, ha reso indifferibile una sua profonda riforma, invocata anche attraverso la richiesta di un referendum popolare. E noi dall’interno, almeno i più sensibili, avvertiamo la necessità di questa riforma». Pesano su tante coscienze le parole di Marino ma al tempo stesso aprono uno spiraglio di luce. «L’intera città di Napoli deve chiedere scusa a Francesco e alla sua famiglia. Una città che spesso è stata matrigna con i suoi servitori, puniti soltanto perché avevano voglia di fare e sapevano fare, e volevano rendere Napoli una città migliore». Marino è stato per anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata napoletana. Non fu lui a coordinare le indagini su Nerli, ex senatore ed ex presidente dell’autorità portuale napoletana. Nerli fu accusato dalla Procura di concorso in concussione con riferimento a presunte pressioni per acquistare biglietti per partecipare a cene di finanziamento elettorale per Bassolino e i Ds.

Ci vollero otto anni per arrivare alla prima sentenza che fu di assoluzione, un tempo lunghissimo che segnò profondamente la vita professionale e privata di Nerli. Per l’ex presidente dell’autorità portuale, il pm aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo. Quando i giudici pronunciarono l’assoluzione, Nerli pianse. «Dopo tutto questo tempo, pur avendo io ormai una lunga esperienza, vederli piangere mi ha commosso», commentò il compianto avvocato Alfonso Maria Stile che faceva parte del collegio di difesa. «Non c’è solo Francesco – aggiunge Marino nel suo intervento – Uno dei migliori investigatori che ho incontrato nella mia ultraquarantennale carriera di magistrato, e parlo di Vittorio Pisani, fu allontanato da Napoli, inquisito e assolto. E qui in sala abbiamo l’esempio più eclatante: Antonio Bassolino, che ha subìto trenta processi ed è stato trenta volte assolto».

Nerli viene ricordato come una vittima di malagiustizia, ma anche di una città irriconoscente e indifferente: «Quanti hanno voltato le spalle o si sono messi a guardare da un’altra parte quando Francesco è stato inquisito», ricorda Marino. «Francesco fu costretto a subire l’onta di una misura cautelare, il divieto di dimora a Napoli, per lui una vera umiliazione, e sono convinto che tutto questo non sia estraneo alla sua successiva malattia. Perciò sono qui, per chiedere scusa a nome della magistratura e a nome della città di Napoli. Forse non ti meritavamo».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).