“Se fosse consentito” a ArcelorMittal “di ritirarsi illegittimamente” dall’ex Ilva “calpestando gli accordi stipulati e gli obblighi assunti, il danno sarebbe incalcolabile e concretamente irreparabile in ragione sia della sua dimensione, e natura, che delle sue caratteristiche”. Lo scrivono i legali di commissari dell’ex Ilva in un passaggio delle 86 pagine della memoria depositata ieri sera nell’ambito della causa civile in corso davanti al Tribunale di Milano con ArcelorMittal.

LE FALSITA’ SULLO SCUDO PENALE – Gli avvocati ricordano invece sullo scudo penale che “l’affermazione” di ArcelorMittal “secondo la quale la mancata estensione temporale dello scudo penale renderebbe ‘impossibile attuare il Piano Ambientale senza incorrere in responsabilità (anche penali) conseguenti a problemi ambientali ‘ereditati’ dalla precedente gestione’ non è pertanto una semplice mistificazione, ma piuttosto una conclamata falsità smentita addirittura chiaramente dallo stesso articolato parere che controparte ha depositato nel presente procedimento”.

ARCELOR NON HA REGOLARMENTE ADEMPIUTO AL CONTRATTO – La tesi sostenuta dai commissari di ArcelorMittal relativa alla mancanza di una “esatta esecuzione” del rapporto contrattuale da parte dell’ex Ilva “sino al 4 novembre 2019 è del tutto mistificatoria, e sollecita alcune, sintetiche, osservazioni atte ad evidenziare come ArcelorMittal non abbia mai regolarmente adempiuto al contratto, ed il livello del proprio inadempimento si sia gradualmente accresciuto mano a mano che controparte comprendeva la propria inabilità a gestire in modo economicamente efficace i rami d’azienza” dell’ex Ilva presi in carico.

In particolare, secondo i commissari “ArcelorMittal non si è mai attivata, né ha in alcun modo cooperato con Ilva al fine di operare gli impianti in adempimento delle prescrizioni di sicurezza fissate dalla magistratura penale”, “aspetto rimarcato dal custode” dell’altoforno 2 di Taranto. “ArcelorMittal – si legge ancora nella memoria – non ha in alcun modo neppure considerato di estendere ad altoforno 1 ed altoforno 4 le misure di sicurezza organizzative” che sono già state “da tempo implementate su altoforno 2, e che hanno ridotto il rischio incidente”.

Senza contare che “ArcelorMittal non ha portato avanti la realizzazione del piano ambientale nei tempi e con gli investimenti programmati, né ha eseguito il programma di manutenzione concordato nell’ambito del Contratto in modo coerente alle migliori pratiche di esercizio. Emerge infatti – sottolineano i commissari – chiaramente dal prospetto redatto dalla stessa ArcelorMittal ed inviato a mezzo pec ad Ilva in data 25 settembre 2019 che molte delle attività programmate per il periodo novembre 2018 – aprile 2019 non erano state eseguite o erano state effettuate solo in parte”. Da ultimo “ArcelorMittal non ha operato gli impianti secondo le dovute cautele funzionali a preservarne efficienza e longevità: anziché utilizzare tutti gli altiforni in via continuativa, da molti mesi essa li utilizza infatti a turno, mantenendone normalmente in operatività non più di due contemporaneamente”.

L’IMPATTO NEGATIVO SUL PIL – I legali dei commissari dell’ex Ilva ricordano inoltre in un passaggio della memoria che alla luce dell'”impatto sull’economia nazionale e locale della capacità produttiva dello stabilimento di Taranto, le conseguenze economiche attivate dall’inadempimento di ArcelorMittal (il fallimento del progetto di preservazione e rilancio dei rami d’azienda) porterebbero in sé ad un impatto economico pari ad una riduzione del Pil di 3,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil italiano e allo 0,7% del Pil del Mezzogiorno”.