Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è caduto un’altra volta, proprio su una materia della quale dovrebbe essere esperto: la giustizia, il diritto. Lui è ministro, lui è avvocato. Uno pensa: saprà. E invece ha preso una brutta sbandata di fronte alla domanda gentile di Annalisa Cuzzocrea (Repubblica) che magari non sarà esperta come lui, né aggressiva come lui, ma due o tre cose le sa. Cuzzocrea, durante il programma di La7, Otto e mezzo, ha chiesto al ministro se non considera un problema il fatto che in carcere ci vanno molti innocenti. Il ministro ha risposto secco: «In carcere non ci sono innocenti».

Cuzzocrea, sbalordita, ha fatto notare che le cifre ufficiali del ministero dicono che dal 1992 a oggi ci sono stati almeno 27 mila innocenti in prigione. Il ministro ha risposto ancora, un po’ farfugliando: «Ma questo è un altro discorso». Poi ha subito cambiato argomento. Non si capisce proprio perché se uno ti chiede cosa ci fanno gli innocenti in carcere, e poi ti spiega che ce ne sono passati 27mila, tu debba considerare le due cose strumentalmente sovrapposte. Convinto che una cosa sono i 27 mila arrestati ingiustamente e una cosa ben diversa i 27mila ingiustamente arrestati…

Poi, ieri mattina, qualcuno deve aver detto a Bonafede che aveva fatto una pessima figura. Allora lui ha scritto su Facebook una spiegazione del suo ragionamento che surclassa largamente la brutta figura del giorno precedente. Ha detto che lui quando ha negato la presenza di innocenti in prigione si riferiva agli assolti. Ora, effettivamente, che uno venga assolto in tribunale e poi spedito in prigione è una cosa che succede molto raramente… Ma a parte questa prova di surrealismo politico, c’è un altro elemento di quella dichiarazione che è molto pericoloso: il ministro evidentemente ritiene che una persona possa considerarsi innocente solo dopo essere stata assolta. Prima dell’assoluzione, se ha ricevuto un avviso di garanzia, è colpevole. È ministro, eh: è ministro.