Nientedimeno, il Ministro Bonafede si dovrebbe dimettere per essere inciampato sul tentativo di spiegare in modo semplificato perché i reati colposi sono meno gravi dei dolosi, e per conseguenza i termini di prescrizione più brevi. Mi permetto di ricordare che alcune tra le peggiori riforme del diritto e del processo penale degli ultimi decenni recano la firma di Ministri che avrebbero avuto titolo e capacità di scrivere dotte monografie sul dolo e sulla colpa. E che sono stati altresì Ministri di Giustizia ingegneri, periti industriali ed altri personaggi all’oscuro di ogni cognizione basilare del diritto, senza che nessuno ne chiedesse perciò le dimissioni (e che magari hanno fatto anche meglio dei colleghi giuristi).

Il Ministro Bonafede troverà sempre sulla sua strada i penalisti italiani impegnati con tutte le forze ad impedire, per quanto possibile, che prenda piede la svolta populista e giustizialista che egli intende imprimere – e purtroppo sta imprimendo – al Paese. Siamo stati – da ultimo – una settimana in piazza, con la nostra maratona oratoria per la verità sulla prescrizione, a gridarlo in ogni modo; non ci occupiamo di correggere le bozze dei suoi monologhi. Piuttosto, invece che di insorgere guardando la pagliuzza, cerchiamo di non perdere di vista la trave che abbiamo non nei nostri occhi, ma davanti ai nostri occhi certamente. Lo scandalo è la informazione, è il giornalismo di questo Paese quando si occupa di giustizia penale.

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La vulgata populista e giustizialista gode, non certo da pochi anni e con rarissime e virtuose eccezioni, di una protezione totale, di un ossequio supino e servile, di una presunzione di infallibilità pressoché fideistica: l’intervista di Vespa a Bonafede si iscrive in questo percorso consolidato dei nostri talk show di informazione. Da Giovanni Floris a Lilli Gruber, da Corrado Formigli a Bruno Vespa, la parola d’ordine sembra essere una sola: di prescrizione ed in generale di giustizia penale parlano solo alcuni magistrati, i giornalisti del Fatto Quotidiano o di Repubblica e il Ministro di Giustizia, tutti e sempre rigorosamente senza contraddittorio. La voce del dottor Davigo è la voce della verità: ciò che egli racconta su come funzioni il processo penale, di quali siano le ragioni del suo collasso, di come funzioni la prescrizione nel nostro ed in altri Paesi, è oro colato. Guai anche solo ad immaginare che possa essergli opposta una opinione contraria, guai a chiedergli conto di numeri e statistiche ufficiali che possano mettere in dubbio la ineccepibilità della sua narrazione.

È strabiliante la pervicacia con la quale Floris e Formigli chiamino lui e solo lui a parlare di giustizia penale, di recente soprattutto di prescrizione, più e più volte, e sempre in ascolto devoto, senza una sola obiezione, ma anzi solo tributando continui applausi di consenso e di entusiasmo. È stupefacente la incrollabile fiducia che la Gruber nutre nelle opinioni di Marco Travaglio sul processo penale, al punto da non avere mai, dico mai il riflesso di opporgli qualcuno che non la pensi come lui, fosse anche solo per curiosità. Recentemente quest’ultima ha invitato tre persone nella stessa trasmissione a parlare di prescrizione: Travaglio, Carofiglio e Giannini di Repubblica. Tutti d’accordo a sostegno della riforma Bonafede, erano così annoiati dopo esserselo detto tre volte che poco è mancato cominciassero a parlare di calcio o di cucina, per disperazione.

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Ecco, occupiamoci della professionalità di costoro, della loro attitudine a studiare essi per i primi i problemi della giustizia penale, i numeri, le statistiche, le principali e divergenti opinioni; occupiamoci di questa inconcepibile, deliberata scelta di affidare ad una sola voce – quella del più becero ed ossessivo populismo giustizialista – l’informazione della pubblica opinione, piuttosto che fare le pulci su come il Ministro Bonafede parli del dolo o della colpa. Dobbiamo immaginare e realizzare iniziative mirate a rendere il più possibile evidente questo scandalo della voce unica, della narrazione unica, della deliberata e scientifica manipolazione della informazione televisiva volta ad alimentare e fortificare sentimenti di indignazione indispensabili per cementare il consenso verso questa ossessione populista e giustizialista che da anni avvelena il nostro Paese e la nostra democrazia.

La Maratona Oratoria è stato un primo, fondamentale passo in questa direzione. Questa deve essere la strada del nostro impegno civile, l’obbiettivo verso il quale convogliare ogni nostra energia: non facciamoci distrarre dal folklore.