Bavagli alla stampa e processi agli oppositori politici. Erdoğan muove i fili della Turchia da oltre vent’anni. Manovre autoritarie che non risparmiano nessuno, mirate ad assicurarsi un potere eterno. Nei giorni scorsi, nel mirino del governo turco è finita anche una firma nota del Riformista. In queste pagine dal 2022, Mariano Giustino ha da sempre offerto dei resoconti dettagliati su quanto accadeva in Medio Oriente e in Turchia, abbattendo il muro della censura, lontano da qualsiasi manipolazione.

In un momento di grande tensione politica, in cui anche le ultime tracce di democrazia rimaste in Turchia sembrano evaporare, l’account X del giornalista italiano è stato oscurato. Con i suoi contenuti, Mariano denunciava ormai da 16 anni la pericolosa deriva autoritaria del governo turco e della sua magistratura. Lo scorso 21 maggio era stata proprio una corte d’appello della Turchia ad annullare l’elezione di Özgür Özel alla presidenza del CHP dopo il congresso del 2023. Quel partito che rappresentava, fino a qualche giorno fa, il principale avversario politico dell’AKP di Erdoğan.

Dopo la sentenza, Özel è stato sospeso e, alla guida del CHP, è tornata quella che per molti è una pedina innocua nelle mani del presidente turco: Kemal Kılıçdaroğlu. Con il cambio al vertice, la polizia turca ha fatto irruzione nella quartier generale del CHP, ad Ankara, sparando lacrimogeni e proiettili di gomma in un’azione che Human Rights Watch ha definito “profondamente dannosa per i diritti civili e politici in Turchia”. Impossibile poi non ricordare il trattamento riservato a un altro grande oppositore di Erdoğan, l’ex sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, arrestato nel 2025 e tuttora a processo per accuse di corruzione. Eloquente la posizione del governo turco, che ha chiesto per lui una pena di oltre 2000 anni di reclusione. Ma davanti a questo delirio, il ruolo di una stampa libera da qualunque condizionamento diventa ancora più importante.

Nel post su X in cui denunciava la censura del suo profilo, Mariano Giustino ha ricordato che “in gioco c’è il diritto dei cittadini a essere informati e la libertà del giornalismo indipendente”. Lascia ben sperare il sostegno espresso dall’ambasciatore italiano ad Ankara, dalla Farnesina; e dal mondo della politica con Pina Picierno (eurodeputata dem), che ha chiesto l’intervento di Meloni, contattando l’ambasciatore turco a Bruxelles; Benedetto della Vedova (+Europa), che ha svolto un’interrogazione in Commissione Esteri, e molti altri.
Commenti di solidarietà anche dal mondo del giornalismo, a cui il Riformista si unisce a sostegno di una stampa libera e sempre a testa alta.