La Germania del dopo-Merkel. Vincitori, vinti e scenari futuri alla luce dei risultati delle elezioni federali di domenica. Il Riformista ne discute con uno dei più autorevoli studiosi del “pianeta tedesco”: Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, dal 2007 al 2011 direttore dell’Istituto di cultura italiana a Berlino, autore di numerosi saggi tra i quali ricordiamo: Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coerenza europea (Donzelli, 1993), Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea (Donzelli, 2013), Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca (con Pierluigi Ciocca, Donzelli 2017) e il più recente Calendario civile europeo. I nodi storici di una costruzione difficile (Donzelli, 2019).

«I tedeschi – rimarca Bolaffi – non hanno votato a sinistra. Hanno votato per l’Europa». il conteggio ufficiale provvisorio della Commissione elettorale federale ha dato la Spd al 25,7%, la Cdu/Csu al 24,1%, i Verdi al 14,8%, i liberali di Fdp all’11,5%, l’estrema destra AfD al 10,2%, la sinistra radicale Linke al 4,9%, con la possibilità che non riesca a superare lo sbarramento (che potrebbe aggirare con la vittoria in tre collegi uninominali, due a Berlino e uno a Lipsia, dove risulta in vantaggio).

Spd primo partito. La Cdu-Csu ai minimi storici. I Verdi terzo partito con un più 5,9% rispetto alle precedenti elezioni federali. Professor Bolaffi, nel primo voto del “dopo Merkel”, la Germania ha virato a sinistra?
Non scherziamo. Intanto, la Linke ha perso il 5% dei voti che sono andati alla Spd. C’è stato un travaso di voti. La sinistra radicale è crollata. Ma la cosa politicamente più significativa è che stato votato un cancellerie che si chiama “Angelo Merkel”. Olaf Scholz è il cancelliere giusto nel partito sbagliato. Nel senso che la Spd è su tutt’altra linea. Ora vedremo se l’obbligo di dover governare porterà a una modifica di linea e di visione. Certo è che il volto della Spd, oggi, è quello del voto di Berlino, che vogliono espropriare le case. Se ci fosse stata ancora Angela Merkel, prendeva il 30% dei voti. Sedici anni di cancellierato così forte non potevano avere ricadute importanti, in negativo, per ciò che riguarda la successione interna alla Cdu. In questo c’è parte della grandezza politica della Merkel: se si fosse ripresentata, con tutta probabilità avrebbe vinto di nuovo. Questo è senza precedenti: tutti gli altri cancellieri sono usciti di scena cacciati o dagli elettori o dal proprio partito. Per tornare al segno politico del voto di domenica. I tedeschi non hanno votato a sinistra. Hanno votato una persona. La più affidabile, solida, brava, competente, figlio di una storia che è quella di Helmut Schmidt e di Gerhard Schröder che la Spd non ha mai amato. Detto questo, c’è un’alternanza fisiologica. La Merkel ha governato per sedici anni, ora tocca a Scholz. D’altro canto la Cud-Csu è oggi un partito disastrato e a questo punto l’elettore è andato al supermercato e ha scelto il prodotto migliore. Non è di destra o di sinistra, è il prodotto migliore. La Germania non ha votato a sinistra. Ha votato per l’Europa…

In che senso?
Nel senso che intanto il 90% del Bundestag, il Parlamento tedesco, è filoeuropeo. Tutto. Si tratta di vedere con quale graduazione, se un po’ più attento al debito o più propenso alla mutualizzazione, se vuol fare il deficit zero o proporre il deficit spending… Si tratterà di discuterne. Adesso già sento rimontare la campagna della Germania cattiva perché forse sarà Christian Lindner il nuovo ministro delle Finanze. Intanto aspettiamo prima che si faccia e poi, cosa a mio avviso ancora più dirimente, preoccupiamoci di attuare il Next Generation eu in Italia, prima di dire che ci prendiamo altri soldi. Ma di che parliamo!

Un altro dato interessante emerso dalle urne tedesche, anche in chiave europea, è che delle difficoltà della Cdu-Csu non ha approfittato l’estrema destra di Alternative für Deutschland (Afd). Come lo spiega?
La crescita esponenziale che c’era stata dell’estrema destra, era dovuta essenzialmente a uno shock provocato dal problema dei migranti. Questo shock non è più così acuto e soprattutto è interessante rilevare che anche nelle ex Regioni dell’Est, la vecchia Ddr, che votavano sempre Afd o Linke, lentamente anche lì si va “normalizzando” il voto. Dunque, la Germania nel suo complesso è un Paese stabile, europeista e liberaldemocratico. Poi, ovviamente, nel campo della liberaldemocrazia c’è una componente più sociale, il socialismo liberale, e una tradizione più cattolica e cristiana. Detto questo, il prossimo Governo sarà più debole…

Perché più debole?
Nel senso che essendo un Governo a tre e non avendo esperienze di un Governo di tal genere, assisteremo a momenti complicati, a discussioni faticose all’interno della coalizione a tre. Questo renderà la governabilità in Germania migliore? È questo il vero tema del dopo elezioni. Ci sono sfide enormi, a cominciare da quelle geopolitiche – il ruolo dell’America, la sfida con la Cina, la presenza della Russia e quant’altro-. Il Governo eletto sarà in grado di affrontarli, come è riuscita a fare nei suoi sedici anni di cancellierato Angela Merkel? Questo è il vero problema, il resto sono tutte chiacchiere.

Lei faceva riferimento a un Governo a tre. Il che ci porta a mettere sotto osservazione i Verdi tedeschi e la loro candidata alla cancelleria, Annalena Baerbock. Qual è il segno del risultato conseguito, comunque importante?
Intanto va ricordato che i Verdi tedeschi sono nati negli anni ’70. È l’unico caso europeo, salvo qualche accenno francese, in cui dalla dissoluzione della galassia del ’68 lentamente è nato un movimento che è poi diventato partito. Ci hanno messo quarant’anni per compiere quella “lunga marcia attraverso le istituzioni” per usare un’espressione di Rudi Dutschke. C’è stata l’esperienza di governo del loro leader, Joschka Fischer, che è stato Ministro degli esteri e Vice-Cancelliere nel Governo di Schröder dal 1998 al 2005. Una esperienza importante: c’è stato l’intervento, perorato da Fischer, nel Kosovo, il primo intervento fuori dalla Germania nel secondo dopoguerra. Lentamente questo movimento è diventato partito e oggi ha un bacino elettorale forte, attorno al 16-20% a seconda della situazione, e rappresenta la consapevolezza dell’altra grande sfida che dovrà affrontare l’Europa: quella del cambiamento climatico. C’è una sfida geopolitica, una sfida economica e una sfida ambientale. I Verdi sono la gamba della sfida ambientale. Il problema vero, se posso dire, è che l’Italia non ha mai avuto un movimento Verde serio, che non fossero dei cespugli attorno al Partito comunista e ai suoi derivati.

Fermo restando che ogni voto è il portato di specificità nazionali, le chiedo: un voto così importante, come è quello tedesco, che indicazioni dovrebbe dare all’Italia?
Che l’Europa è il destino, che dall’Europa non si esce. Che nessuno si salva da solo e che l’Europa deve guardare avanti. Eviterei di tornare a dibattiti vecchi, tipo parametri di Maastricht. Eviterei, come direbbe Hegel, di guardare il mondo dal buco della serratura. Vediamo il mondo nuovo che abbiamo, con tutte le sue contraddizioni ma anche con le sue enormi possibilità. È questo il vero problema. Da questo punto di vista l’Italia potrebbe, il condizionale è quanto mai d’obbligo, collaborare con la Germania e la Francia a definire la nuova agenda dell’Europa. Se ci buttiamo a discutere dei parametri di Maastricht, dei tedeschi cattivi e noi che vogliamo il debito condiviso, parliamo d’altro. Di una questione certamente rilevante ma che non è quella centrale nell’Europa 2020-2030.

Si è detto, e i risultati del voto di domenica così come le sue riflessioni ne danno conferma, che l’uscita di scena di una personalità forte come Angela Merkel avrebbe avuto ricadute sul quadro tedesco e anche su quello europeo. Perché Angela Merkel è stata così importante per i tedeschi e anche per l’Europa?
Perché Angela Merkel è stata colei che è riuscita a contenere. La vera forza rivoluzionaria della Merkel è stata quella di preservare. Nell’epoca della destruction, del sommovimento totale, Trump, Brexit, populismo e quant’altro, c’era il rischio reale, molto più di quando ci fu la crisi dei debiti, che l’Europa saltasse. Angela Merkel consegna una Europa più unita di prima dopo quindici anni di crisi continue. Ed è questo il suo lascito per cui lei entrerà nella Storia.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.