Le trattative per la formazione del governo partiranno nei prossimi giorni ma Olaf Scholz ha già raggiunto un obiettivo che mesi fa sembrava un miraggio: il Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) potrà ‘sedersi al tavolo’ con la maggioranza dei voti nelle elezioni che si sono tenute domenica.

I Socialdemocratici hanno infatti ottenuto una vittoria risicata nei numeri ma forte sul piano politico, dopo 16 anni di governi a guida Angela Merkel. La SPD nel conteggio provvisorio della Commissione elettorale federale ha infatti il 25,7% dei voti contro il 24,1%, dell’Unione, la federazione formata dai partiti gemelli Cdu e Csu. Più indietro i Verdi di Annalena Baerbock al 14,8%, che in campagna elettorale ha visto crollare la possibilità di diventare la nuova Cancelliera, seguiti poi dai liberali di Fdp all’11,5%, l’estrema destra AfD al 10,2%, la sinistra radicale Linke al 4,9%.

Dati storici quelli emersi dalle urne tedesche: per la prima volta nel Dopoguerra i due maggiori partiti tedeschi sono entrambi sotto il 30%, mentre per i partiti conservatori Cdu-Csu è il risultato peggiore di sempre.

Come ovvio dato i risultati, per governare ci sarà bisogno di una coalizione. Le opzioni più probabili sembrano essere una coalizione ‘semaforo‘ (cioè Spd, Verdi e Fdp), nel caso in cui a dare le carte sia il partito socialdemocratico, o una coalizione ‘Giamaica‘ (cioè Cdu/Csu, Verdi e Fdp), nel caso in cui a dare le carte sia Armin Laschet, erede designato della Merkel che ha dovuto incassare una sconfitta amara.

SCHOLZ EREDE DELLA MERKEL? – Visti i risultati, le maggiori possibilità di diventare ‘erede’ di Angela Merkel sono di Olaf Scholz. Membro della SPD dal 1975, Scholz ha 63 anni e dal 2018, nell’ultimo governo di ‘Grosse Koalition’, è stato ministro delle Finanze e vice cancelliere.

Il suo è un profilo moderato e quasi centrista e non è un caso se durante la campagna elettorale Scholz ha spinto molto sul garantire ai tedeschi che un suo governo non sarebbe così dissimile ad quelli della Merkel, pur non perdendo voti nell’ala più di sinistra del partito. Scholz ha infatti puntato durante la campagna elettorale anche su temi tradizionalmente forti a sinistra, come l’aumento del salario minimo orario da 9,60 euro a 12 euro e l’aumento delle tasse sui redditi più alti.

Nato a Osnabrück, in Bassa Sassonia, venne eletto in Parlamento nel 1998 come deputato del distretto di Altona, ad Amburgo. Quindi le dimissioni per diventare ministro dell’Interno nel governo dello stato di Amburgo per soli cinque mesi, fino alla sconfitta dei Socialdemocratici nelle elezioni cittadine, e la ricandidatura con annessa elezioni al Parlamento nel 2002. Durante il primo governo Merkel, dal 2007 al 2009, è stato ministro del Lavoro mentre dal 2011 al 2018 è stato invece sindaco di Amburgo, quando alla scadenza del mandato è diventato istro delle Finanze e vice cancelliere.

Fu proprio Scholz quando era sindaco di Amburgo, nel 2013, a spingere la SPD ai colloqui con CDU-CSU per la formazione del primo governo di ‘Grosse Koalition’ con Angela Merkel, mediazione che ebbe successo anche quattro anni dopo, nel 2017, in entrambi i casi per l’assenza di una chiara maggioranza dalle urne. Questa volta invece Scholz ha chiarito che “i cittadini vogliono che ci sia un cambiamento nel governo” ed è per questo la SPD non è intenzionata a formare un nuovo esecutivo con l’Unione.

Quattro anni fa ci sono voluti ben sei medi di trattative per trovare l’accordo per una nuova ‘Grosse Koalition’. In attesa di risvolti politici dal tavolo delle trattative, Angela Merkel resterà in carica con un mandato ad interim.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.