Migliaia di persone hanno accolto in Iran la bara del generale Qassem Soleimani, la cui salma è arrivata dall’Iraq dopo che l’alto esponente dei Pasdaran è stato ucciso da un raid Usa vicino a Baghdad. Il vice di Soleimani, Esmail Ghaani, ha preso il suo posto alla guida delle forze Quds. Già migliaia di persone erano scese nelle strade nella capitale irachena, attorno alle bare di Soleimani e del militare iracheno ucciso con lui, poi la bara dell’iraniano è stata trasferita ad Ahvaz, nel sud dell’Iran. Accolto da una guardia d’onore, il feretro è poi stato lentamente spostato nelle strade invase da un fiume di persone vestite di nero, che si battevano il petto e mostravano foto del generale e bandiere sciite.

Dopo un ulteriore trasferimento a Mashhad, i resti dell’alto comandante dei Guardiani della rivoluzione saranno portati a Teheran e Qom lunedì per processioni pubbliche, infine martedì nella città natale di Kerman per la sepoltura. È la prima volta che l’Iran rende onore a una persona singola con una cerimonia in varie città, che non era stata organizzata neppure per la morte di Khomeini nel 1989.

IL RICORSO AL CONSIGLIO SICUREZZA ONU – L’Iran, come annunciato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha fatto ricorso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per l’uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani, morto nel raid americano a Baghdad nei giorni scorsi.

“Il ministero degli Affari Esteri ha giò intrapreso misure politiche, legali e internazionali, anche a livello delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza”, ha detto Mousavi in un briefing, come riportano le agenzie internazionali.

CONVOCATO L’INVIATO USA A TEHERAN – Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre convocato l’inviato svizzero a Teheran, che cura gli interessi degli Stati Uniti nel Paese e fa da tramite diplomatico, per protestare contro le minacce del presidente Donald Trump su luoghi culturali iraniani. A riferirlo è l’agenzia di statale Irna. Il vice ministro degli Esteri, Abbas Araqchi, ha detto all’incaricato d’affari svizzero che le minacce di Trump “sono vietate dalla Legge umanitaria internazionale che regola i conflitti armati” e costituiscono “crimini di guerra”. Il riferimento è ai tweet con cui Trump ha minacciato di colpire 52 luoghi iraniani, tra cui siti culturali, se Teheran reagirà all’uccisione del generale Qassem Soleimani.

IL VERTICE SULL’ACCORDO NUCLEARE – Domenica notte è invece previsto la riunione delle autorità iraniane per discutere i prossimi passi di disimpegno o uscita dall’accordo internazionale sul nucleare del 2015, che saranno maggiori di quanto inizialmente pianificato. Lo ha fatto sapere un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi, parlando ai giornalisti a seguito del raid statunitense che in Iraq ha ucciso il generale dei Pasdaran, Qassem Soleimani. Il nuovo passo di disimpegno sarà più deciso del previsto, ha detto senza fornire ulteriori dettagli, perché “nel mondo della politica tutti gli sviluppi sono interconnessi”.

Si tratterà del quinto grado di disimpegno dai termini previsti dall’accordo del 2015 con le potenze mondiali, intesa con cui Teheran limitò l’arricchimento dell’uranio in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni economiche. I passi precedenti hanno riguardato la violazione dei limiti di arricchimento, scorte e centrifughe, nonché la riattivazione dell’arricchimento in una centrale sotterranea.