Non ci stanno a far passare Ischia e i suoi uffici giudiziari come “maledizione d’Italia”, dopo l’allontanamento del giudice coordinatore Eugenio Polcari, indagato a Roma per abuso d’ufficio, e la vicenda che ha riguardato Alberto Capuano, coinvolto in un’indagine anticorruzione della Procura capitolina. E così gli avvocati isolani hanno proclamato lo stato di agitazione. Ecco la ferma presa di posizione condivisa ieri al termine dell’assemblea dell’Associazione forense dell’isola d’Ischia, aperta a tutti gli avvocati e praticanti del foro isolano, alla quale hanno preso parte anche rappresentanti del Consiglio nazionale forense, dell’Organismo congressuale forense e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, nonchè i sindaci e i politici locali.

L’assemblea ha preso atto all’unanimità della delibera del Csm del 5 maggio scorso, con particolare riferimento alle gravi e offensive affermazioni rivolte non solo alla classe forense ma all’intera comunità isolana. Di qui lo stato di agitazione. Secondo il Csm, infatti, il Tribunale di Ischia sarebbe la “maledizione d’Italia”, come se che tutti i problemi della giustizia nazionale dipendessero da una sezione distaccata, abbandonata e bistrattata dallo Stato. Qualcuno, insomma, vorrebbe far passare l’immagine di un’”isola del malaffare”, di un “covo dell’illegalità”, in quanto «già due magistrati di recente assegnati sono stati sottoposti a procedimento penale e a misure cautelari di carattere coercitivo». Affermazioni che hanno spinto l’assemblea a prendere una decisione all’unanimità, cosa che non accadeva da tempo. Da tutti gli interventi è emerso in modo chiaro e deciso che la credibilità dell’amministrazione della giustizia sull’isola d’Ischia appare, in realtà, minata dall’incapacità organizzativa dimostrata dai responsabili degli uffici giudiziari napoletani.

Del resto, è stata la magistratura che ha deciso le assegnazioni di giudici al Tribunale isolano, sottoposti a procedimenti disciplinari e penali ben prima di prendere servizio a Ischia. Ed è sempre la magistratura che ha dimostrato, in questi anni, l’incapacità di garantire l’adeguata presenza di personale amministrativo e giudiziario. Quindi l’assemblea ha detto no al tentativo di addebitare la responsabilità delle disfunzioni dell’ufficio alla comunità isolana e all’avvocatura che negli anni ha più volte denunciato (invano) tutti i disagi causati dalla disattenzione della politica e dei capi degli uffici giudiziari. Bisogna allora unirsi e continuare la battaglia intrapresa da più di un decennio per ottenere risposte concrete per l’ottenimento di un ufficio giudiziario stabile.

Nel frattempo l’assemblea ha deciso di adottare criteri che consentano il corretto funzionamento del Tribunale ischitano. Verranno assunte tutte le iniziative ritenute opportune e necessarie a sostenere il progetto della stabilizzazione dei presidi di legalità e a denunciare, in tutte le sedi competenti, le responsabilità di chi è chiamato a garantire la tutela dei diritti dei cittadini dell’isola. Nel frattempo sarà riavviato il necessario confronto con le forze politiche, economiche e sociali.