TEL AVIV

L’altro ieri un grave attentato, ad opera di un palestinese trentenne di Hebron, in Giudea e Samaria, al bivio di Gush Etzion, dove un’automobile è stata lanciata contro una fermata dell’autobus, ha ferito due adolescenti, una delle quali in modo grave. Il terrorista è stato ucciso da un soldato dell’Idf. Israele è sotto attacco anche all’interno del Paese, non solo ai suoi confini settentrionali, dove nella campagna di terra in Libano ha perso, nelle ultime 48 ore, due soldati a causa, come quasi sempre, dei droni a fibra ottica utilizzati da Hezbollah. Questa guerra, ormai definita la “guerra del cessate il fuoco”, sta producendo gravi problemi allo Stato ebraico, innanzitutto sul piano della sicurezza dei cittadini del nord, ma anche politicamente, con risvolti strategici molto seri e preoccupanti.

L’Iran e il suo principale alleato Hezbollah hanno assunto un approccio arrogante e sfrontato nei confronti di Israele. Il timore delle conseguenze cui potevano andare incontro adottando comportamenti bellici spregiudicati non esiste più. Le cause sono molteplici, ma soprattutto la riuscita dell’invasione del 7 ottobre e, forse ancor di più, la consapevolezza di non essere stati piegati dagli Stati Uniti e da Israele nel corso della recente guerra. Molto semplicemente, ritengono che il peggio sia passato e che lo “Stato sionista” sia aggredibile con successo nella sua interezza. L’Iran ieri ha dichiarato che il Libano è un proprio alleato e che non esiterà a compiere qualsiasi azione per aiutare il Paese dei Cedri contro quella che definisce l’aggressione del regime sionista. È di ieri la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano secondo cui, se Israele attaccherà Beirut, l’Iran colpirà Israele.

Teheran ha anche interrotto gli scambi di messaggi con gli Usa a causa dei “crimini d’Israele” in Libano. L’Iran considera un unico fronte il Libano e l’Iran. In questo atteggiamento, Teheran si sente più che supportata dall’Onu, ormai istituzione fatiscente che qualche giorno fa ha inserito Israele nella lista nera dei Paesi accusati di utilizzare la violenza sessuale nei conflitti armati e nei confronti dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, accomunando così Israele e Hamas. Questo nonostante l’Onu abbia ammesso, per bocca della rappresentante speciale Pramila Patten, di non disporre di dati propri, ma soltanto di quelli forniti da Hamas. L’ambasciatore israeliano presso l’Onu, Danny Danon, ha definito oltraggiosa la decisione e ha precisato che più volte i funzionari delle Nazioni Unite sono stati invitati a ispezionare le carceri israeliane, ottenendo però sempre un rifiuto. A questo punto è comprensibile la scelta dello Stato ebraico di interrompere i rapporti con l’ufficio del segretario generale António Guterres, al quale tra pochi mesi scadrà il mandato.

In questo quadro, Israele domenica ha conquistato la fortezza crociata di Beaufort, a nord del fiume Litani. Oltre all’importanza strategica, la conquista ha un forte valore simbolico: l’Idf vuole dimostrare che fare la guerra a Israele non può portare ad altro che alla sconfitta. Dopo la dichiarazione di Netanyahu sulla volontà di colpire obiettivi terroristici a Beirut, la popolazione di Dahieh è stata invitata a sgomberare l’area perché destinata a essere bombardata dall’Idf. Il rischio concreto che questo finto cessate il fuoco si trasformi in una vera e propria guerra appare sempre più evidente. Netanyahu ha citato i progressi ottenuti contro Hezbollah, la conquista di Beaufort e l’uccisione di 700 miliziani nell’ultimo mese. Ha inoltre dichiarato di voler riprendere l’iniziativa su tutti i fronti: Gaza, Siria e Libano.

Le polemiche provenienti dall’opposizione, in particolare da Bennett ed Eisenkot, che contestano l’utilità della conquista della roccaforte sostenendo che Hezbollah continua a martellare il nord di Israele con droni e razzi dal 2 marzo, rendono però il quadro politico sempre più instabile man mano che ci si avvicina alle elezioni. Anche in questo caso a soccorrere Hezbollah è intervenuta la Francia, che ha chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza sostenendo che Israele avrebbe violato il diritto internazionale invadendo il Libano. Ma lanciare razzi senza sosta contro il territorio israeliano e rifiutare categoricamente di applicare la risoluzione 1701 dell’Onu, che prevede il ritiro della milizia sciita a nord del Litani e il suo successivo disarmo, che tipo di violazione rappresenta?