Il libro
“Guerra finanziaria. Il mercato vince sempre”: ildollaro resterà la valuta di riferimento mondiale?
Il dollaro resterà la valuta di riferimento mondiale? È la domanda che apre il nuovo libro di Angelo Paletta, “Guerra finanziaria. Il mercato vince sempre”, pubblicato da EDUSC, la casa editrice universitaria della Pontificia Università della Santa Croce. Una domanda che sembra astratta, ma che in realtà tocca la vita quotidiana di chiunque viva in un Paese esposto alle oscillazioni dei mercati globali. Perché se cambia la valuta di riferimento, cambia la struttura dei prezzi, la stabilità dei mercati, la capacità degli Stati di finanziarsi e, in ultima analisi, la sicurezza economica dei cittadini.
Il volume – 350 pagine fitte di analisi ma sorprendentemente scorrevoli, grazie a uno stile chiaro e a un impianto molto attuale – è stato presentato in Campidoglio, nella Sala Protomoteca, davanti ai principali manager dell’energia italiana. Non è un caso: oggi è proprio l’energia a rappresentare il punto più sensibile della competizione internazionale. L’aumento dei prezzi, la volatilità dei mercati, il blocco dello Stretto di Hormuz, l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC e l’allentamento delle sanzioni alla Russia mostrano quanto la geopolitica possa trasformarsi rapidamente in pressione economica. La crisi Electrolux è un esempio concreto di questa fragilità. I 1700 esuberi annunciati – il 40% della forza lavoro italiana – non sono solo un fatto industriale. Sono il risultato di costi energetici insostenibili, di materie prime sempre più care e di una competizione globale che penalizza chi non ha strumenti di difesa economica. È qui che si inserisce la tesi centrale di Paletta: l’Italia, a differenza di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Israele, non dispone di una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria.
“Il Sistema‑Paese Italia necessita di una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria”, afferma l’autore, “come hanno già fatto gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e Israele”. Una dottrina che non sia un documento astratto, ma un insieme di criteri e linee operative per valutare l’impatto delle decisioni politiche su mercati, imprese, distretti industriali e infrastrutture critiche. Perché, come sottolinea Paletta, “la vera competizione si misurerà anche sui nuovi campi di battaglia che sono le infrastrutture critiche, i mercati finanziari, i sistemi bancari e di pagamento, le filiere logistiche e le fonti di approvvigionamento energetico”.
Il libro ricostruisce come altri Paesi abbiano già sviluppato strumenti di difesa economica. La Francia, ad esempio, dispone dal 1995 di leggi specifiche sulla guerra economica e dal 1997 di una vera Ecole de Guerre Economique. L’Italia, invece, pur con un debito pubblico che nel 2026 raggiungerà il 138,6% del PIL, non ha ancora un impianto strategico comparabile. Una lacuna che, secondo Paletta, espone il Paese a rischi crescenti proprio mentre la competizione globale si sposta su terreni non convenzionali. Durante la presentazione, i manager dell’energia hanno confermato la centralità del tema. Il presidente di SNAM, Alessandro Zehentner, ha definito il libro “un contributo prezioso per leggere la complessità dell’attuale contesto nazionale e internazionale”. Il consigliere del GSE, Giovanni Quarzo, ha ricordato che “l’Italia non è in guerra con nessuno, ma si trova lo stesso nel mezzo della guerra finanziaria internazionale”.
Paletta insiste sulla necessità di un salto culturale e politico: “Serve un pensiero forte e condiviso da tutto il Parlamento, sia dalla maggioranza che dall’opposizione”. Perché la guerra finanziaria non è un concetto accademico: è il terreno su cui si decide la competitività del Paese, la sua capacità di resistere agli shock globali e la sua autonomia strategica. Il libro, costruito con un approccio scientifico e una vasta bibliografia, non si limita a descrivere i problemi: propone un metodo per interpretarli e affrontarli. E invita l’Italia a dotarsi finalmente degli strumenti necessari per difendere il proprio futuro economico in un mondo dove la finanza è diventata, a tutti gli effetti, una forma di conflitto.
© Riproduzione riservata







