L’Alta corte di giustizia israeliana ha ordinato di annullare la legge che legalizzerebbe gli insediamenti parzialmente costruiti su terreni palestinesi di proprietà privata con l’affermazione che è “incostituzionale”. La legge per la regolarizzazione degli insediamenti in Giudea e Samaria è stata approvata nel febbraio 2017, è stata congelata poco dopo la sua approvazione in un accordo tra lo stato e diversi firmatari contro di essa fino a quando l’Alta corte non si è pronunciata sulla questione. Nella sua sentenza, citata dai media israeliani, il presidente della Corte suprema Esther Hayut ha affermato che la legge “cerca di legalizzare retroattivamente gli atti illegali perpetrati da una specifica popolazione nella regione, danneggiando i diritti di un’altra”. Secondo quanto riportato dal quotidiano Jerusalem Post, la legge avrebbe legalizzato retroattivamente oltre 4.000 insediamenti non autorizzati in Cisgiordania. La sentenza afferma che la proposta “legalizza retroattivamente la costruzioni illegali degli ebrei nell’area”, provocando “conseguenze profondamente dannose per i diritti sostanziali dei palestinesi”.

La decisione approvata da otto giudici con un solo voto contrario “provocherà sicuramente una nuova ondata di condanne da parte della destra”, si legge sul quotidiano. Allo stesso modo, la sentenza potrebbe rafforzare l’indipendenza della giustizia israeliana dinanzi alla Corte penale internazionale che potrebbe pronunciarsi in merito al conflitto israelo-palestinese. Il partito del premier Benjamin Netanyahu, Likud, ha espresso delusione per la sentenza e ha subito annunciato che verrà redatto un altro disegno di legge.

LA SITUAZIONE NEL GOVERNO – Nel corso della campagna elettorale, la terza in un solo anno per lo Stato israeliano. sia il leader del Likud Benjamin Netanyahu che lo sfidante Benny Gantz hanno promesso di procedere con l’annessione a Israele di nuove zone della Cisgiordania, in particolare la Valle del Giordano. I due ora al governo ricoprono rispettivamente la carica di premier e di ministro della Difesa. Secondo quanto dichiarato da Netanyahu, Israele dovrebbe presentare i suoi piani di annessione al governo già dal primo luglio. A inizio giugno, tuttavia, Ze’ev Elkin, esponente del Likud e membro del gabinetto di sicurezza di alto livello ha detto che la data del primo luglio, indicata nell’accordo di coalizione firmato da Netanyahu e da Benny Gantz poterebbe essere rimandata,anche nella visione in cui la sentenza della Corte suprema potrebbe avere il suo peso.