Dopo tre elezioni, un anno e mezzo di paralisi politica e un ritardo di tre giorni dell’ultimo minuto (dovuto agli scontri sulle nomine ministeriali nel partito Likud), nasce in Israele il nuovo governo di unità nazionale che il premier Benjamin Netanyahu guiderà a rotazione con l’ex rivale Benny Gantz.

Il più affollato governo della storia israeliana, con 36 ministri e 16 vice, ha ottenuto la fiducia della Knesset. Netanyahu e l’ex capo di Stato maggiore del partito centrista Blu e bianco avevano annunciato ad aprile l’intesa, dicendo di voler mettere da parte le divergenze per affrontare la pandemia e la sua ricaduta economica. Il controverso accordo di condivisione del potere prevede che Netanyahu sia premier per i primi 18 mesi di governo e Gantz subentri per i 18 successivi. I loro schieramenti avranno un numero di ministeri simile e potere di veto ‘virtuale’ sulle decisioni più importanti.

I critici hanno duramente criticato la creazione di così tanti ministeri, in un momento in cui la disoccupazione è al 25% a causa della pandemia. Ma poiché il blocco di Netanyahu include vari piccoli partiti, le poltrone erano insufficienti ad accontentare tutti e si è scatenata una mini-rivolta.

Yair Lapid, leader dell’opposizione, ha attaccato: il coronavirus “è una scusa per un partito corrotto a danno dei contribuenti”, “nasce il più ampio governo e la maggior fonte di spreco della storia del Paese”. L’accordo ha portato al crollo dell’alleanza tra Lapid e Gantz, dopo che questi ha ritrattato la promessa di non accettare incarichi con Netanyahu, incriminato per corruzione e in attesa di processo. La coalizione, inoltre, è potuta nascere solo dopo che la Corte suprema ha escluso motivi legati che la impedissero.

Alla Knesset, Netanyahu ha sostenuto che il compromesso fosse necessario per evitare danni maggiori. “I cittadini volevano un governo di unità, e l’avranno”, ha detto, sottolineando che la spesa per i ministri sarà comunque minore a quella per eventuali nuove elezioni. Gantz assume intanto l’incarico come ministro alla Difesa, mentre la coalizione includerà anche un paio di partiti ultraortodossi e alcuni indipendenti.

Il principale punto di polemica è la nuova posizione di ‘premier in alternanza’, mentre c’è chi dubita che Netanyahu cederà davvero le redini a Gantz. Inoltre, in questo modo Netanyahu manterrà l’esenzione dalla legge che prevede dimissioni per i funzionari pubblici incriminati, che non vale per i premier. Netanyahu ha anche promesso di portare avanti il piano di annessione di parti della Cisgiordania: “E’ arrivato il momento”, “questo non allontanerà la pace ma la avvicinerà”. La sua base nazionalista preme perché ciò avvenga prima delle elezioni di novembre negli Usa, quando Trump potrebbe essere sostituito da Joe Biden, contrario all’annessione unilaterale.