Le possibilità sono minime, se non nulle, ma il ‘Mancio’ sembra crederci ancora. Il commissario tecnico della Nazionale anche al termine della Finalissima disputata mercoledì sera, con gli Azzurri che non hanno opposto resistenza all’Argentina di Leo Messi, vincitrice per 3 a 0 della competizione che oppone la vincitrice dell’Europeo a quella della Copa America, ha ribadito ancora una volta che lui è pronto all’eventualità di un ripescaggio per i Mondiali in Qatar.

Intervistato al termine del match disputato a Londra, Roberto Mancini l’ha ribadito chiaramente: il ripescaggio nel calcio “si è già verificato, per esempio alla Danimarca agli Europei 1992: se dovesse accadere, noi ci siamo, siamo pronti. La regola dice che la Fifa può decidere autonomamente: nel caso avremmo la squadra per andare”.

L’ipotesi al momento sembra apparire quasi fantascientifica. Tutto nasce dalle qualificazioni sudamericane Mondiali: l’Ecuador durante il girone avrebbe infatti schierato un giocatore, Byron Castillo, che in realtà sarebbe di nazionalità colombiana e avrebbe tre anni in più dei 23 dichiarati. 

I suoi documenti dunque sarebbero stati falsificati e la Fifa ha aperto un’indagine. Se fosse accertato che Castillo è effettivamente sprovvisto di passaporto dell’Ecuador, la nazionale sudamericana verrebbe esclusa dal mondiale, e dovrebbe quindi essere effettuato un ripescaggio.  A sollevare il caso era stato la nazionale cilena, contro la quale l’Ecuador aveva schierato il difensore.

Eppure in Federcalcio nessuno, a differenza di Mancini, crede nella possibilità di un ripescaggio. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, aveva spiegato che “in percentuale sono zero le possibilità di andare al Mondiale. L’Europa ha tredici posti disponibili e sono tutti assegnati. Abbiamo provato a sentire la Fifa per avere un momento di ebbrezza, ma è finita lì”.

Dunque perché Mancini ci crede così tanto? Forse per la sua nota ‘buona sorte’. Come ricorda Repubblica, nel 2006 il Mancio vinse uno Scudetto arrivando terzo in campionato per i fatti di Calciopoli: prima era arrivata la Juventus, poi spedita in Serie B, mentre il Milan secondo venne fortemente penalizzato.

Anche da allenatore Mancini ha avuto un rapporto speciale con la buona sorte: vinse infatti la sua prima Premier League in Inghilterra, alla guida del Manchester City, grazie a due gol nei minuti di recupero nell’ultima giornata di campionato. 

Redazione