“Spero che gli italiani rispettino le misure stabilite dal decreto. La gente deve stare a casa, salvo per comprovati motivi di lavoro o di salute. Se non verranno rispettate le norme di sicurezza nei posti di lavoro o se la gente continuerà ad andare a sciare in massa o a uscire la sera, allora il contagio non verrà fermato”. È l’avvertimento che arriva dal virologo Roberto Burioni, interpellato da LaPresse sull’ultimo decreto del Governo che estende la zona arancione a tutta l’Italia, ma fa salva la possibilità di spostarsi per lavoro.

“Se nonostante questo decreto, la gente non capisce, allora ci vorrà qualcosa di più severo. Il rischio c’è, le regole vanno rispettate. E se queste ultime norme non funzionano, allora non resta che fare il passo ulteriore: chiudere tutti in casa come a Wuhan. Io spero che funzioni e chi gli italiani siano responsabili”, spiega Burioni.

IL DECRETO – Ad annunciare le misure restrittive è stato il premier Giuseppe Conte in una conferenza stampa tenutasi lunedì sera. Per contenere il rischio di diffusione del coronavirus gli spostamenti limitati allo stretto necessario, c’è divieto di assembramenti anche all’aperto e lo stop a tutte le manifestazioni sportive, campionato di calcio compreso. Non solo, perché le scuole resteranno chiuse fino al 3 aprile e sul fronte economico il presidente del Consiglio spiega che, dopo la richiesta di scostamento dai parametri del deficit per 7,5 miliardi (che mercoledì sarà votata da Camera e Senato) “stiamo ragionando sulla possibilità di precostituire una richiesta un po’ più elevata”. Una cartuccia che non sarà sparata subito dall’esecutivo, che prima – ragionevolmente – vuole valutare gli effetti che avranno sull’economia delle misure di portata storica, per il nostro Paese.

“Siamo ben consapevoli che sia difficile cambiare tutte le nostre abitudini, io stesso lo sto sperimentando, ma purtroppo tempo non ce n’è e i dati ci dicono che crescono i contagi, i ricoverati e ahimè i deceduti”, spiega Conte. Di questi nuovi provvedimenti il capo del governo ha ovviamente informato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ne ha parlato anche con il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. La macchina è avviata e ora conta sull’apporto degli enti locali per monitorare che le trasgressioni siano ridotte all’osso. Per spostarsi, infatti, servirà un’autocertificazione, “modalità accolta ormai in generale nel nostro ordinamento giuridico”, ma “se ci fosse una dichiarazione non veridica, ci si espone a un altro reato che si aggiunge allo spostamento non giustificato: la falsa certificazione”.