L’arrivo di José Mourinho alla Roma è stato accolto dai tifosi giallorossi con un entusiasmo travolgente, fin dall’annuncio ufficiale del suo ingaggio. In migliaia lo hanno atteso all’Aeroporto di Ciampino e a Trigoria, come segno di sostegno per il nuovo allenatore portoghese. Oggi finalmente la presentazione ufficiale dello “Special One” da una location d’eccezione: Terrazza Caffarelli, avvenuta in diretta sui canali social della Roma di fronte a giornalisti di tutta Europa.

MOURINHO: “RINGRAZIO I TIFOSI. SONO QUI PER LAVORARE”

Mourinho prende subito la parola, descrivendo come è stato accolto e di come sarà il suo approccio con la squadra. “Ho avuto subito la sensazione di non aver ancora fatto nulla e mi sono sentito in debito per l’accoglienza emozionante che ho avuto. Devo ringraziare i tifosi. Ringrazio anche la proprietà, la famiglia Friedkin. Il modo in cui i tifosi mi hanno ricevuto a Roma è stato fantastico, mi ha colpito veramente.” Per poi citare Marco Aurelio: “C’è una domanda che arriverà, ma lo dico prima: perché sono qui? Perché sono vicino alla statua di Marco Aurelio. Nulla viene dal nulla. Ha un significato molto simile a quello che ho sentito quando ho parlato con la Roma e con Dan e Ryan. Quello che loro vogliono per questo club. Non dimenticare il passato e costruire il futuro. La parola tempo nel calcio spesso non esiste, ma in questo caso esiste ed in modo fondamentale. La proprietà non vuole il successo oggi, ma domani, creando un sistema sostenibile per il futuro. Questa è la ragione principale per cui sono qui. Adesso è tempo di lavorare insieme ai miei. Il concetto dei miei però è cambiato da quando sono arrivato a Trigoria, ora sono tutti quelli che vogliono lavorare con noi. Questa città non è una delle ragioni per cui sono qui, non sono in vacanza. Il legame della Roma con la città è ovvio: è una responsabilità che sento. Sono qui per lavorare. Allenamento alle 16 e arrivederci”. Fa finta di alzarsi e andare via. Non manca di suscitare qualche risata, Mourinho.

IL PROGETTO MOURINHO PER LA ROMA

Mourinho ha le idee chiare e sa da che parte andare. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti alla conferenza stampa, lo “Special One” sottolinea nuovamente il lavoro che lo aspetta, raccontando di aver già dovuto cambiare numero di telefono tre volte, perché riescono sempre a trovarlo: “Scherzi a parte, è fantastico e incredibile. Per chi ha già lavorato in Italia, quando non sei qui ti manca. Se lavori nel calcio e non lo fai, ti manca. C’è un lavoro da fare internamente. Noi dobbiamo concentrarci nel lavoro che abbiamo”.

Cambierà il DNA della squadra? “La prima cosa che farò sarà conoscere il gruppo. Per cambiare delle cose bisogna essere consapevoli di che cosa ho davanti. Poi ci sono principi fondamentali non negoziabili. Oggi c’è il primo giorno di allenamento e spiegherò la mia idea: tutto quello che non è al 100 per cento non va bene” sottolinea il nuovo allenatore dell’As Roma. Non parla di quello che fa all’interno, mette subito in chiaro, a costo di risultare antipatico.

Ma quale sarà il percorso, che è sempre stato “Veni, vidi, vici”? È un contratto triennale, spetterà alla società decidere il futuro ma in principio sono tre anni. Non possiamo sfuggire al fatto che non si vince da tanto, e che è arrivata a 16 punti dal quarto posto. Sono domande che devo farmi e trovare delle risposte.” L’obiettivo è “arrivare a dei titoli. Vincere immediatamente non dico che non succederà mai, ma normalmente non accade.”

Un ritorno in Italia a distanza di 11 anni, dopo essere stato l’allenatore dell’Inter. Quali saranno i suoi sentimenti, di dare battaglia e risultare essere l’uomo del contropotere? Sono solamente l’allenatore della Roma, niente di più” dichiara. “Mi devo concentrare perché ci sarà molto da fare. Io lo sarò per 24 ore, tranne quando devo mangiare e dormire”. Difenderà la società e i suoi calciatori, sottolinea, e si vuole divertire. “Possiamo divertirci tutti”. Non vuole la Roma di Mourinho, ma “dei romanisti”. 

Parla di Cristante (“lo aspetto a braccia aperte”), Spinazzola (“è una triste situazione, ma lui è incredibile per la sua voglia di fare”), Calafiori (“dovrà lavorare tanto ma abbiamo fiducia in lui, perché sarà in prima squadra”), Zaniolo (“è un talento fantastico, sapevo cos’era successo per gli infortuni, dobbiamo trovare il ruolo più giusto per lui nelle dinamiche di gioco”).

E a chi gli chiede se la Roma è già abbastanza forte per vincere, risponde: “Non è un’ossessione per me pensare questo. Non possiamo scappare da certe cose però. Quest’anno 29 punti dietro lo scudetto e 16 dopo il quarto posto. Prima di tutto dobbiamo capire perché, in che modo possiamo fare il progetto. Fino ad arrivare dove vogliamo. Stiamo parlando di tempo. È stata una parola chiave quando ci siamo incontrati per la prima volta con la proprietà. Se possiamo accelerare il progetto, meglio”. Non è ossessionato dai titoli, per lui le parole chiave sono “tempo, progetto, lavoro”. Lo ribadisce, ancora una volta. Tra tre anni immagina “la Roma festeggiando”. E all’ultima domanda con cui si chiude la conferenza stampa, quella inoltrata da un tifoso: “Lo sai che se si vince qualcosa i nuovi nati del 2022 i nati si chiameranno José?” sottolinea, con un sorriso: “Giuseppe”.

L’allenamento lo attende a Trigoria. Oggi inizia l’era Mourinho.

 

Mariangela Celiberti