Deve esserci qualcosa. Qualcosa che succede in fretta quando Khadija entra in quella specie di capannone, uno stanzone alto alla fine di una strada che sale e che parte dai vicoli stretti della Provolera. Qualcosa di magnetico, che colpisce e arriva dritta, che interviene quando questa ragazzina entra alla Boxe Vesuviana: per prima cosa si guarda attorno, scopre l’esistenza di qualcosa che non aveva mai visto, si allena fino a vincere, conquista titoli e pure un paio di registi che non erano lì per lei, diventa protagonista di un film che da domani arriva nelle sale. Californie è stato premiato al Festival di Venezia alla giornata degli autori, girato a Torre Annunziata, protagonista questa ragazzina di 14 anni nata in Marocco che per semplicità qui chiamano Caterina.

Tutto così affrettato, veloce per Khadija che in arabo vuol dire “figlia prematura”. Khadija Jaafari per cinque anni è stata seguita e filmata a intervalli neanche troppo regolari dai registi Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman che stavano girando Butterfly, ispirato e interpretato dalla prima pugile italiana alle Olimpiadi e prima medagliata Irma Testa, e che rimasero colpiti da questa ragazzina che allora aveva 9 anni. La ripresero già allora e poi sul modello Boyhood ne hanno fatto un film, il romanzo di formazione di Jamila: neanche adolescente, che sogna e si isola, combatte e lavora, aggredisce e fugge. Una storia di periferia e cattive strade, assistenti sociali, parrucchiere, maestri di boxe, lavoro nero e dispersione scolastica, voglia di riscatto e tentazione di mollare tutto. “La storia del film è inventata. Jamila non fa più pugilato, lavora, io invece non ho mai lavorato in vita mia, ho fatto solo il film. Io e lei siamo uguali di carattere ma lei ha tutti altri obiettivi. Il mio obiettivo è la boxe, voglio andare in Nazionale”, dice Khadija a Il Riformista.

E invece per adesso non se ne parla: non ha la cittadinanza anche se “mi sento più torrese che marocchina”. Il padre macellaio partì dal Marocco il giorno prima che la figlia nascesse, settembre 2007, a Casablanca. Francia, Italia, quindi a Torre Annunziata, dove otto anni dopo è riuscito a far arrivare la moglie, i figli, e dove è nato un altro bimbo ancora. È sempre il padre a portare il figlio grande in palestra. E un giorno ci va anche Khadija che si siede in disparte e guarda, guarda qualcosa che non aveva mai visto. “Ti piace?”, le chiede il maestro. Lei fa sì e comincia a correre. “Domani vieni in tuta allora”. E così comincia.

Non sapevo neanche dell’esistenza del pugilato. Quando metto i guantoni mi sento a casa, non si può spiegare”. È diventata campionessa italiana, a maggio 2021, School Girl sul limite dei 54 chili. Il maestro è “u’maestr’” Lucio Zurlo, personaggio iconico. “È come un nonno per me, a lui racconto tutto, lui e il maestro Biagio (figlio di Lucio, ndr) sono come di famiglia”. Era il 1960 quando “u’maestr” fondò l’Oplontis diventata Boxe Vesuviana, quartiere della “Polveriera” dalla Real Fabbrica d’Armi, cinque volte con atleti alle Olimpiadi. Ammette di aver dovuto superare un pregiudizio prima di allenare le donne. “Non ero favorevole, ma neanche a dirlo ho avuto per un periodo più donne che uomini e tante mi hanno dato tante soddisfazioni, la più grande naturalmente è stata Irma Testa. Oggi credo che le donne siano più forti degli uomini: quando decidono di fare una cosa la fanno e sono più adatte al sacrificio. In allenamento mettono una rabbia e una determinazione che gli uomini hanno perso. Caterina era terribile, e un po’ lo è ancora, ma è brava, istintiva. Spero possa combattere per l’Italia, sarebbe un peccato se dovesse combattere per il Marocco per puntare a qualcosa di grande”.

Il maestro la vede come una seconda Irma Testa, tra l’altro fresca vincitrice del Thailand Open, idolo di Khadija. “Non ho parole per definirla. Vorrei diventare come lei – sogna la 14enne – Mi piace tutto di lei: la tecnica, il carattere, la simpatia. Abbiamo fatto un paio di volte sparring. Mi ha detto che sono brava e anche che potrei fare di più”. Ma niente nazionale per il momento: il testo base sulla riforma della cittadinanza Ius Scholae – per i bambini arrivati in Italia prima di aver compiuto 12 anni, dopo 5 anni di scuola – è stato appena approvato in Commissione alla Camera, ci vorrà tempo. Dello Ius Soli (altra casistica però) si parlò di nuovo un po’ dopo le Olimpiadi e poi addio. “Quando ho scoperto che non potevo partecipare agli Europei ho smesso per qualche tempo. Non credevo più nel pugilato. Ora ho capito che devo lottare, il mio obiettivo resta la Nazionale”.

Anche se, e sempre molto velocemente, il cinema pure continua a farsi avanti: Khadija Jaafari ha firmato da poco un nuovo contratto per una grande società cinematografica. Un altro ruolo da protagonista, un’altra bambina straniera in Italia, le riprese partono a giugno. Quando ha visto per la prima volta Californie Khadija si è emozionata alla scena della vittoria del fratello al primo match. Ha pianto lei, si è girata: piangeva tutta la famiglia. “All’inizio del film sono proprio io: una ragazza molto aggressiva, il bullismo a scuola e io che non mi sapevo difendere. Mi dicevano di tornarmene in Marocco e cose del genere. E io a ogni parola menavo, mi arrabbiavo, mi mettevo a piangere. Il pugilato mi ha calmata, riesco a controllarmi, sono cambiata davvero tanto grazie a questo sport”. Californie sarà presentato a Napoli, al cinema Filangieri alle 20:30, sabato 23 aprile con i registi e la protagonista. E qualcosa continua a succedere: qualcosa di magnetico, con dentro un viaggio, i sacrifici, i sogni, una possibilità oltre il mare, la giovinezza e il talento. Anche questa è California.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.