A saperlo riconoscere il momento buono, quello giusto per certe scelte e certi passi che sembrano più grandi di te, quelli che segnano la vita. È anche il mestiere di Irma Testa quello di cogliere quando è il momento di avanzare, di incassare, scartare di lato o accettare la battaglia, schivare e alzare il ritmo. L’atleta delle Fiamme Oro, 23 anni e già nella storia del pugilato – prima italiana in assoluto a partecipare alle Olimpiadi a Rio 2016, medaglia di bronzo ai Giochi di Tokyo della scorsa estate nei Pesi Piuma – quindi lo ha riconosciuto, il suo momento: ha appena affidato a un’intervista a Vanity Fair il suo coming out.

“Mi ha stupita l’eco mediatica ma se se ne parla vuol dire che fa ancora scalpore. È quello che volevo: arrivare ai giovani”, dice a Il Riformista l’atleta cresciuta a Torre Annunziata, provincia di Napoli, alla “Provolera” che vuol dire “Polveriera” – dall’antica Real Fabbrica d’Armi – quartiere popolare e difficile. Padre assente, madre che lavora per tutta la famiglia, una sorella che l’avvicina alla Noble Art. Il primo pugno lo tira a una suora: al maestro Lucio Zurlo lo racconta la moglie. E lui – Mickey di Rocky alla partenopea, fondatore nel 1960 della Oplontis diventata Boxe Vesuviana, dove “qualcuno paga e molti no” – la accoglie nella sua palestra come ha raccattato tanti altri per strada. È tremenda, una “zingarella”, ma è speciale: “Faceva delle mosse che non esistevano nel pugilato, ma a lei riuscivano e funzionavano: il talento si è visto subito”. Il soprannome è Butterfly, come la farfalla dell’adagio “float like a butterfly, sting like a bee” di Muhammad Alì.

E volendo, con i cliché, si potrebbe pure continuare. Quando Joyce Carol Oates ha scritto che “la vita assomiglia alla boxe, ma la boxe assomiglia soltanto alla boxe” Irma Testa non era ancora nata. E quindi ci perdonerà, la grande scrittrice statunitense fanatica del pugilato, se la citeremo con un tradimento: la boxe assomiglia soltanto alla boxe con un’eccezione, che si chiama appunto Irma. Una vita che sembra una sceneggiatura buona per Clint Eastwood – e che infatti un film è già diventata: Butterfly di Alessandro Cassigoli e Kasey Kaufffman, interpretato dagli stessi protagonisti. Anni e anni ad aspettare il nuovo personaggio del pugilato, il nuovo volto della boxe italiana ed eccola qui allora, la stella: dagli esordi della predestinata, i primi successi, una sconfitta e la disperazione che l’ha fatta smaniare di mandare all’aria tutto: al diavolo anche la boxe, solo un viaggio al “fin del mundo”, in Patagonia, voleva Irma Testa. Che poi è ripartita e a Torre ha portato una medaglia dai Giochi.

Nessuno di quelli che la scorsa estate dicevano al maestro Zurlo che sarebbero arrivati a sostenerlo, ad aiutarlo nella sua attività sportiva e sociale, si è fatto vivo. “Ma noi non ci possiamo fermare”, fa lui indicando che c’è un solo posto per la politica nella sua palestra: fuori alla porta. “Torre Annunziata non è solo Camorra, è anche civiltà”, disse una volta conquistato il titolo italiano il figlio Biagio , dirigente federale e insegnante. In tutto hanno partecipato a cinque Olimpiadi dalla Vesuviana. Testa è il punto più alto. Sta preparando i prossimi Mondiali in Turchia e dice di non essere legata sentimentalmente, al momento, la Million Dollar Baby napoletana – avevamo detto basta cliché però.

Com’è arrivata al passo dell’outing?

Credo sia importante parlarne perché ancora fa notizia. Quando a nessuno importerà più l’orientamento sessuale di una persona potremo smettere. Nel mondo dello sport è ancora più particolare perché si tende ad aver paura di esporsi e a essere associati a qualsiasi etichetta. Penso che uno sportivo debba lasciar parlare le sue medaglie ma anche che abbia molta risonanza, in ciò che dice e in ciò che fa. Volevo far sentire meno soli i giovani. Certe dinamiche toccano anche i campioni.

L’orientamento sessuale è un tabù nello sport?

È un tabù in generale, in Italia. E nel mondo dello sport ancora di più. Più sei uno sportivo, un campione, più sei seguito e più hai paura di dire qualcosa che possa intaccare il tuo status. A volte si dice di un campione: ‘Ma lo sai che è gay?’. E questo dispiace, perché sono un atleta a prescindere da ciò che mi piace. Sentivo il bisogno di espormi dopo l’affossamento al Senato del ddl Zan.

Ha detto anche di non riconoscersi nelle etichette.

Credo siano importanti e fondamentali per normalizzare certi temi. È proprio l’etichetta a fare paura: tutto ha un’etichetta. Io però non mi ci rispecchio perché non do per certo nulla nella mia vita. Mi piacciono le donne ma ho provato attrazione anche per gli uomini, e non ho deciso chi ci sarà nella mia vita domani. Sarei ipocrita a farlo.

La sua famiglia le è sempre stata vicina.

Ho trovato tutto l’appoggio necessario per affrontare la mia sessualità. Quando l’ho scoperto non avevo ancora 16 anni e mia madre ha capito subito, per lei contava solo la mia felicità. Mia sorella lo ha scoperto dopo. È stato un sollievo: avrei potuto confrontarmi su tutto questo con lei.

Crede sarebbe cambiato qualcosa se non fosse cresciuta a Torre Annunziata.

Torre Annunziata è una città fantastica e aperta. Per fortuna sono nata e cresciuta qui. Amo la mia città, ho un rapporto viscerale con lei, non ti abbandona mai. Credo sia il Sud a farti sentire sempre parte di una grande famiglia.

L’ha stupita la risonanza mediatica che ha avuto il suo outing?

Sì, mi ha stupito. Ma è quello che volevo. Dopo il coming out stanno mi arrivando storie pazzesche: ragazze che scappano di casa, genitori che non le accettano, famiglie divise. La storia più forte che mi è arrivata è quella di una ragazza che ha parlato ai genitori del suo orientamento, della sua preferenza per le donne, e i genitori le hanno risposto: ‘Tornerai normale’, come se fosse qualcosa di anormale. E lei per paura di deludere i genitori sta con gli uomini, è fidanzata con un ragazzo: tutto questo per me è una violenza.

È cresciuta senza suo padre, un padre assente. Anche quel tipo di amore, con il maestro Zurlo e il maestro Emanuele Renzini in nazionale, ha trovato con il pugilato?

Ho trovato delle persone che mi hanno fatto crescere e diventare donna. Questo l’ho trovato di un amore paterno pazzesco. Non me l’aspettavo. Ero arrivata qui con un altro scopo. E loro hanno creduto in me come persona.

Cos’è per lei la palestra del maestro Zurlo?

È un punto di riferimento per tanti giovani che potrebbero perdersi. Vengono qui e il maestro è sempre pronto ad aiutarli, come ha fatto con me. Sono entrata che non avevo nulla e ne sono uscita con una professione e una carriera da atleta. È stato il posto che mi ha costruito. Con l’amore, prima di tutto. Il maestro ci ha dato prima amore e poi insegnamenti pugilistici, un maestro prima di vita e poi di sport: ci ha insegnato a parlare bene e a stare composte a tavola. Io ero tremenda, una vera e propria zingarella. Per lui era importante che diventassi una signorina prima, una donna dopo e poi un’atleta.

Tutti dicevano di volerlo aiutare con la palestra la scorsa estate ma nessuno si è visto.

Il Maestro ha fatto tanto per questa città e per i suoi ragazzi . Un piccolo aiuto sarebbe anche un riconoscimento a una persona che ha sempre dato senza mai chiedere in cambio. Con il mio sponsor, nel mio piccolo, abbiamo allestito una sala, ma serve un aiuto di un’istituzione.

Simone Biles è stata appena eletta dal Time “atleta dell’anno”. Il suo è stato il caso delle ultime Olimpiadi: ha infranto il tabù della salute mentale degli sportivi dopo aver denunciato molestie sessuali. Anche lei ha passato un periodo tormentato.

A Tokyo la sua faccia era su tutti i cartelloni, c’erano le buste della spesa e dei negozi di souvenir con il suo volto. Non avrei mai voluto essere al suo posto. Un atleta è costantemente sotto pressione. È dura gestire tutte le pressioni e le aspettative attorno al tuo nome. Lo è stato anche nel mio caso: ho superato il mio periodo difficile, dopo Rio 2016, con l’aiuto della mia famiglia e dei miei maestri. Nel caso di Simone Biles devi raddoppiare tutto per 30 perché di campionesse come lei ce ne sono poche al mondo. Era il volto delle Olimpiadi.

Anche tu sei stata trattata come una predestinata.

Sì, ma ora tendo sempre ad abbassare le aspettative. Quando qualcuno mi chiede qualcosa dico: non vi aspettate nulla. Non mi piace fare promesse che poi non posso mantenere. L’ho fatto in passato ed è andata male. Oggi faccio promesse solo a me stessa. E se deludo me stessa va ancora bene, a me dispiace deludere gli altri.

Il CIO ha minacciato l’esclusione del pugilato dalle Olimpiadi.

È impossibile pensare a un’Olimpiade senza pugilato. È tra gli sport più antichi ai Giochi. Certo è che se il sistema al momento può in qualche modo penalizzare i pugili, magari un avvertimento può essere utile a spingere a migliorare il sistema dall’interno.

Cos’è per lei la boxe?

Adesso è un lavoro. Sono stata fortunata: chi riesce a fare della sua più grande passione il proprio lavoro è molto fortunato. Dedico tutta la mia vita al pugilato, ho pochissimo tempo per me e per ora è giusto che sia al centro di tutto. Mi ha insegnato a reagire dopo le avversità, a rialzarmi dopo le brutte cadute.

Cosa si prova a indossare i guantoni, salire sul ring?

È un mix di emozioni. Prima hai ansia, adrenalina, sei come in trance per questo miscuglio di emozioni. A volte tremo, la lingua se ne scende in gola. Lì non vedi l’ora che quell’ora di tensione finisca. Però è una droga e quando stai lontana per tanto tempo dal ring ti manca, ne vuoi sempre di più.

Qual è stata la vittoria più importante nella sua carriera?

La medaglia olimpica, chiaramente, è speciale. E l’Europeo che ho vinto da Elite nel 2019. È stato il mio dire: sono diventata una pugile seria e professionista. Prima mi basavo solo sul talento, poi ho capito che non bastava più. Quella è stata la prima vittoria arrivata dopo tanto sudore, allenamento e fatica.

A chi si ispira?

A tutti i pugili tecnici, quelli eleganti nei movimenti come Sugar Ray Leonard, Muhammad Alì e Lomachenko.

Passerà professionista?

Non credo. Sono una vera professionista facendo la dilettante. A livello contrattuale altrove ci sono contratti milionari, e per quello lo farei, sono sincera, ma in questo momento una Katie Taylor in Italia non può esistere.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse
03/08/2021 Tokyo ( Giappone)
Sport
I Giochi della XXXII Olimpiade Tokyo 2020
Pugilato femminile cat. 54-57 kg
Nella foto:Irma Testa medaglia di Bronzo
Photo Alfredo Falcone – LaPresse
03/08/2021 Tokyo (Japan)
Sport
The Games of the XXXII Tokyo 2020 Olympics
Boxe Women’s feather 54-57 kg
In the pic:Irma Testa Bronze medal

Pensa entrerà nel mondo dello spettacolo?

Al momento mi  viene difficile pensare ad altro che al pugilato. Non nego che non mi dispiacerebbe, in futuro, soprattutto qualora potessi rivolgermi ai giovani. E mi piacerebbe molto fare l’attrice.

Cosa ha rappresentato in questo senso Federica Pellegrini?

È stata il volto dello sport femminile. È stata lei a fare in modo che noi donne potessimo avere la stessa importanza degli uomini. È la regina.

Dice che non c’è nessuna relazione nella sua vita: ma una persona speciale è arrivata.

Ho una nipote che si chiama Irma Testa, un regalo bellissimo che mi ha fatto mio fratello. È arrivata lei e ha stravolto tutto, tutta la famiglia. Tutte le attenzioni sono rivolte a lei, e questo è bellissimo. Quando cresci una bambina tu torni un po’ piccola ma cresci anche insieme a lei. Io non avevo mai provato la sensazione di dover far vedere per la prima volta qualcosa a qualcuno, e con lei è sempre così.

Cosa diresti a tua nipote, se dovessi scriverle una lettera che potrà leggere tra qualche anno?

Di essere sempre te stessa. Più andiamo avanti e più i pregiudizi diventano leggi: e quindi di fregatene, come io me ne sono fregata. Avrai sempre una zia amorevole, pronta a sostenerti in tutto, perché se hai una persona che ti sostiene trovi la forza per fare tutto quello che ti va di fare. E io voglio essere quella persona.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.