La Cina è potente e intoccabile. Questo il sunto dell’intervento di Xi Jinping all’assemblea annuale dell’Oms. «La Cina ha agito con trasparenza e rapidità, fornendo tutte le informazioni in tempo utile e aiutando con tutti i mezzi i Paesi che ne avevano bisogno». A chi gli chiedeva di aprire un’inchiesta il presidente cinese: «Ci vorrà un’indagine esaustiva sul Covid-19 basata su scienza e eseguita con professionalità, ma solo quando l’emergenza sarà sotto controllo» poi l’annuncio di una donazione di due miliardi di euro all’Oms per combattere il coronavirus. Se Pechino dovesse trovare un vaccino ne farebbe “un bene pubblico mondiale”. Questi passaggi comprendono buona parte della Coronavirus diplomacy di Pechino.

Su un’eventuale inchiesta decide la Cina, come se il Coronavirus fosse una questione interna. Il Presidente ha ribadito la menzogna dell’assoluta “trasparenza”, ma com’è possibile in un paese in cui vige la censura? Se gli Usa per ritorsione tagliano i contributi alla Oms, la Cina annuncia un sostanzioso sostegno. Gli spazi lasciati vuoti dagli Usa negli organismi internazionali (ma anche quelli fisici con le relative sfere d’influenza) vengono occupati dalla Cina. Infine, la benevolenza della condivisione dell’ipotetico vaccino: i paesi colpiti dal Coronavirus made in China diventano debitori della stessa Cina. Il vaccino come “bene pubblico mondiale” è un messaggio che avvicina quei paesi meno sviluppati. Per quanto riguarda i ritardi a segnalare l’insorgenza del virus, Zhong Nanshan, pneumologo a capo del gruppo di esperti consiglieri del governo cinese, ha in parte smentito Xi Jinping: «Le autorità locali non volevano dire la verità. All’inizio hanno taciuto».

Versione poco credibile quella del virologo che contribuì a sconfiggere la Sars: la macchina burocratica cinese non poteva non sapere.
Un recente studio del Broad Institute afferma: «I dati genetici disponibili non evidenziano la capacità di trasmissione del virus da parte delle specie presenti nel mercato di Wuhan», mettendo ancora una volta in discussione la tesi cinese sull’origine del focolaio. Intanto in Italia vengono a galla alcune verità. Al Master d’Intelligence dell’Università della Calabria, Lifang Dong, presidente dell’Associazione Silk Council, ha introdotto la «Nuova Via della Seta sanitaria e digitale» in cui «l’Italia può giocare un ruolo importante sia per la sua strategica posizione geografica, che per la qualità nel campo della cultura». Ecco che la mano cinese si allunga sempre di più: la mask diplomacy arriva al digitale.

Lo sappiamo: i cinesi vogliono venderci il loro sistema 5G della Huawei e l’attuale governo (compiacente) può rappresentare un ottimo veicolo. Gli Usa temono che l’Italia diventi il “Cavallo di Troia” della Cina in Europa. L’Italia che va a braccetto con i cinesi diventa insidiosa: cosa accadrebbe se con spirito caritatevole (di conquista) la Cina acquistasse una significativa fetta del nostro debito pubblico?