La pandemia da coronavirus ha messo fine alla globalizzazione. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista a Fox Business. Il presidente ha anche annunciato che non rinegozierà l’accordo commerciale con la Cina. “È un grande momento per avere un dollaro forte”, ha dichiarato Trump, all’indomani del rafforzamento del dollaro dopo che il capo della Federal Reserve Jerome Powell aveva respinto l’idea di tassi di interesse negativi. “Tutti vogliono stare nel dollaro perché lo abbiamo mantenuto forte. L’ho tenuto forte”, ha aggiunto Trump.

Secondo il presidente degli Usa il tasso di disoccupazione non scenderà sotto il 10% prima di settembre. Ad aprile 20,5 milioni di posti di lavoro sono andati perduti. Il tasso di disoccupazione ufficiale, secondo i dati del Dipartimento al Lavoro, è salito al record del 14,7%, più del triplo dal 4,4% di marzo. “Il crollo dell’occupazione era totalmente atteso”, aveva detto Trump in una intervista a Fox News l’8 maggio. “Nessuna sorpresa, quei posti di lavoro torneranno, e torneranno presto”, aveva commentato in quel caso. Numerose le proteste che in queste settimane si sono tenute in tutto il Paese contro le misure imposte per il lockdown. Il presidente, che si è mostrato solidale con i manifestanti in diverse occasioni, ha quindi previsto che l’economia avrà “una transizione” nel terzo trimestre dell’anno e che gli Stati Uniti “saranno di nuovo forti” nel 2021. I dati dei sussidi di disoccupazione intanto sono saliti di 2,98 milioni di unità nella settimana che si è chiusa il 9 maggio. Il totale dei senza lavoro ammonta così a circa 36 milioni di unità.

Dure le parole del presidente Usa contro Pechino. Trump ha detto di avere un buon rapporto con il presidente Xi Jinping, ma di non voler parlare con il leader cinese in questo momento. L’ipotesi di mandare all’aria l’accordo commerciale raggiunto faticosamente con Pechino è benzina sul fuoco sulla relazione tra i due paesi. “Potremmo troncare del tutto le relazioni. Cosa succederebbe? – ha detto Trump – risparmieremmo 500 miliardi di dollari. Lo dico da anni e non vale solo per la Cina”. Ieri il presidente aveva scritto su Twitter: “Avevamo appena fatto un grande accordo commerciale, l’inchiostro si era appena asciugato, che il mondo è stato colpito dalla Peste dalla Cina“. Trump faceva riferimento alla fase 1 dell’accordo firmato lo scorso gennaio, un accordo che riguardava diversi temi: la proprietà intellettuale, i trasferimenti forzosi di tecnologia, la sicurezza alimentare, i servizi finanziari e assicurativi, le svalutazioni competitive, l’acquisto per 200 miliardi di dollari, a prezzi di mercato, di merci americane in più rispetto alla baseline del 2017. “Cento accordi commerciali non farebbero la differenza – aveva scritto – e tutte quelle vite innocenti perse”.

Le relazioni tra i due Paesi sono ancora più tese dallo scoppio della pandemia. Gli USA, e anche il presidente e il segretario di stato Pompeo, hanno ipotizzato in più occasioni delle responsabilità di Pechino nella diffusione della pandemia. Secondo queste teorie il virus si sarebbe creato in un laboratorio di Wuhan per errore o negligenza. Il Washington Post  aveva scritto dei cablo di diplomatici americani in Cina che mesi fa avevano segnalato le criticità di alcuni laboratori nella città focolaio del Covid. Alcune inchieste e indiscrezioni, trapelate dall’intelligence e riportate da Bloomberg, avevano accusato Pechino di aver ritardato nel comunicare l’emergenza e di aver sottostimato i numeri della stessa. I media cinesi hanno risposto parlando di accuse “folli”. Precedentemente un portavoce del ministero degli Esteri aveva lanciato un’altra accusa: a portare il virus a Wuhan sarebbero stati i militari americani che hanno partecipato ai giochi militari tenutisi nell’ottobre 2019. Tutte accuse, sia quelle americane che cinesi, al momento prive di conferme.