L’industria resta l’anello debole
Turisti a casa? Quando l’industria arretra e le vacanze reggono i servizi
Nel triennio 2023-2025, l’economia italiana si muove a due velocità: l’industria arretra, mentre i servizi reggono grazie al turismo. Ma dentro questa dinamica c’è un punto decisivo che spesso sfugge: la crescita del turismo internazionale non è un rischio, come si può pensare per il sopraggiungere delle guerre, bensì una leva di espansione economica. L’industria resta l’anello debole. L’Indice della Produzione Industriale (base 2021=100) segna tre anni consecutivi di contrazione: -2% nel 2023, -4% nel 2024 e -0,2% nel 2025. Il momento più critico si registra a dicembre 2024 (-6,9% tendenziale). Alcuni comparti, come farmaceutica e metallurgia, hanno comunque mostrato segnali di tenuta, ma la manifattura nel complesso resta in difficoltà. Pesano l’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina, la stretta della Banca Centrale Europea e il rallentamento della Germania, che ha frenato export e investimenti. Tutti fattori che non dipendono dalla politica interna, ma dal quadro internazionale.
A gennaio 2026 emergono segnali contrastanti: crescono a livello tendenziale attività estrattiva (+3,4%) ed energia (+14,4%), mentre la manifattura continua a calare (-2,3%). A sostenere il sistema economico è però il settore dei servizi, che vale il 72,3% del Pil. Qui il turismo gioca un ruolo centrale. Nel 2023, secondo Istat, il contributo diretto al Pil è stato di 106,8 miliardi, che diventano 206,4 miliardi considerando gli effetti indiretti, pari al 9,6% del totale. Numeri che indicano chiaramente il peso strategico del comparto. Il nodo vero è però la composizione della domanda turistica. Nel 2025 gli stranieri rappresentano il 55,5% delle presenze totali, in crescita rispetto al 53,2% del 2024, con la permanenza media passata da 3,34 notti a 3,45 del 2025. Un allungamento della permanenza significa più spesa pro capite e maggiore sostegno al fatturato dei servizi. Ma soprattutto questa dinamica è trainata dagli stranieri: nel 2025, in Italia le loro presenze crescono del 4,25%, e gli arrivi dell’1,37%, mentre gli italiani riducono sia gli arrivi (-3,49%) sia le presenze (-0,05%). A marzo 2026 il dato cumulato è di 39,1 milioni di presenze straniere (+23 % sul 2024), mentre quelle italiane continuano a diminuire (-12%). Il dato chiave non è dunque il totale delle presenze, ma la loro composizione.
Il turismo internazionale ha un moltiplicatore più elevato, perché rappresenta una domanda aggiuntiva per il sistema economico. Il confronto europeo è indicativo: nel 2025 la quota inbound è pari al 31,9% in Francia, al 18,9% in Germania e al 64,3% in Spagna, Paese che non a caso ha fatto del turismo un pilastro della propria crescita economica. In un contesto di debolezza industriale, il turismo internazionale si conferma dunque un motore essenziale. La sfida non è ridimensionarlo, ma rafforzarlo, costruendo una filiera produttiva capace di adattarsi alle diverse vocazioni territoriali e ai Paesi d’origine dei turisti incoming. In questo modo, il turismo potrà esercitare tutti i suoi effetti sull’intera economia. Ad oggi la filiera del turismo risulta ancora insufficientemente integrata con gli altri settori dell’economia. Un maggiore sviluppo turistico può però tradursi anche in una crescita del numero di imprese maggiormente attente alla sostenibilità ambientale del territorio in cui operano, poiché la qualità dell’ambiente rappresenta essa stessa una componente essenziale dell’offerta turistica.
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