Non credo dunque che lei debba giustificarsi, signor Ministro: questa è, semplicemente, la cultura politica che lei esprime, con il suo movimento stellato, i suoi Davigo, i suoi Travaglio, i suoi Di Matteo, insomma tutta la nota compagnia di giro. Io anzi preferisco che lei la esprima quotidianamente, con la massima, inequivocabile chiarezza.

Si tratta invece di capire cosa ne pensino i suoi nuovi alleati di governo; quali misteriose e penose mediazioni si pretenderebbe di concludere con l’idea del diritto e della legge penale che lei incarna e rappresenta – sia detto a suo onore – senza equivoci, senza mai nascondersi. Quale indecorosa resa a esse si stia facendo rovinosamente strada su principi che dovrebbero essere non negoziabili, salvo a volersi iscrivere definitivamente nell’empireo del populismo giustizialista.

Ma sia cauto, per il futuro, quando parla di innocenti. Li lasci perdere, almeno. Come ho cercato di spiegare, di norma gli innocenti condannano sé stessi al silenzio. Ma noi avvocati le loro storie le conosciamo, e non abbiamo nessuna intenzione di tacere.

Presidente Unione CamerePenali Italiane