Conte s’è beccato una secca smentita dai suoi amici del Cremlino. Il caso è delicato, riguarda l’oppositore al regime Alexei Navalny, avvelenato con il gas Novichok secondo quanto diagnosticato in un ricovero urgente in Germania. In un’intervista a il Foglio il premier aveva pomposamente assicurato d’aver ricevuto, nel corso di una telefonata con Putin, garanzie dal presidente russo sulla pronta istituzione di una commissione d’inchiesta: «La Russia è intenzionata a chiarire l’accaduto» e a «collaborare con le autorità tedesche» ha detto Conte.

Conferenza stampa di Dimitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin: «Non escludo che ci possa essere stato un equivoco. La situazione del paziente berlinese è stata effettivamente toccata» nel corso della telefonata, ma nessuno ha parlato di una commisione d’inchiesta anche perché «non vi sono le basi giuridiche» per farlo. Il Cremlino era sembrato già stizzito dalla diffusione, da parte di Palazzo Chigi, della notizia dell’avvenuta telefonata. In un comunicato aveva puntualizzato che la chiamata era avvenuta per «iniziativa della parte italiana» e deplorava «qualsiasi tentativo di interferire negli affari interni della Repubblica» (leggasi: crisi in Bielorussia). Su Navalny: «Inammissibili accuse frettolose e infondate al riguardo».