Di terremoto in terremoto. La Lega di Matteo Salvini è profondamente scossa al suo interno da una serie di spaccature che rendono la segreteria del ministro delle Infrastrutture sempre più traballante.

Dopo la spaccatura registrata in Lombardia, con tre consiglieri regionali (Roberto Mura, Federico Lena e Antonello Formenti) che hanno fondato un gruppo autonomo ‘in nome’ di Umberto Bossi dopo aver aderito al Comitato Nord del ‘Senatur’, l’altro fronte si è aperto in Friuli Venezia Giulia.

La Regione, che tornerà al voto in primavera, vedrà l’attuale presidente leghista Massimiliano Fedriga ricandidarsi, ma alla guida di una lista civica. “Stiamo vedendo che molti cittadini, che non si riconoscono nei partiti nazionali del centrodestra, e che magari guardano anche ad altre parti politiche, apprezzano l’azione amministrativa che abbiamo svolto“, ha detto Fedriga in una intervista a La Stampa in cui ha spiegato la sua decisione.

Al quotidiano Fedriga, uno dei nomi forti per l’eventuale successione a Salvini alla guida del partito, ha spiegato che la sua “non è un’operazione per recuperare consenso ma per allargarlo“, richiamando l’esempio di Zaia e Toti in Veneto e Liguria.

“Credo che una lista del presidente dopo il primo mandato sia utile alla coalizione per offrire agli elettori un’alternativa” fuori dai “binari nazionali“. Rispondendo a una domanda sull’autonomia, Fedriga ha annunciato che dopo un confronto “con tutti i governatori, da Nord a Sud, e delle diverse forze politiche“, si sta “trovando una strada condivisa per superare le legittime perplessità di alcuni colleghi“, e chiede di “implementare il Pnrr per renderlo il più utile possibile” rivendicando un ruolo per le Regioni.

Quanto a Bossi, “è colui che ha fondato la Lega e non l’ha mai lasciata. Ho profondo rispetto per lui e penso che abbia ancora molte cose da dire e sia utile stare ad ascoltarlo”.

I rapporti tra il fondatore e l’attuale leader del partito sono invece ai minimi termini. Lo testimonia la cacciata immediata dei tre consiglieri ‘bossiani’ della Lombardia, espulsi dal Comitato di Disciplina e Garanzia del partito. “Chi sceglie di uscire da un movimento è libero di farlo, ma fa una scelta”, ha ribadito oggi Salvini.

Al momento i tre consiglieri sembrano intenzionati a mantenere l’appoggio ad Attilio Fontana, che in questi cinque anni hanno sempre sostenuto. Resta da capire se l’uscita dei bossiani in vista delle imminenti regionali potrà portare a un cambio di strategia nel momento in cui dal centrodestra esce Letizia Moratti

Redazione

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