A Varese è lutto cittadino, tra le strade blindate del centro sventolano bandiere a mezz’asta e suonano le campane per i funerali di Stato. Sotto al cielo nuvoloso dell’antico cuore leghista che ha visto nascere l’epopea del Carroccio, il feretro di Roberto Maroni scorre silenzioso fino alla basilica di San Vittore dove è stato accolto da un lungo applauso. Dopo il saluto del picchetto di bersaglieri, Guardia di finanza e carabinieri, la bara di legno chiaro su cui è deposto un cuscino di fiori bianchi è entrata nella basilica.

La cerimonia funebre è officiata da monsignor Giuseppe Vegezzi, vescovo ausiliare della diocesi di Milano. Il Comune ha anche predisposto un impianto di filodiffusione all’esterno della chiesa dove il pubblico accorso per la funzione ha potuto anche ascoltare le note della canzone scritta da ‘Bobo’ e la lettura della lettera della famiglia. Nel centrale corso Matteotti è stato allestito un maxischermo.

Si susseguono numerosi quasi tutti i rappresentanti di governo arrivati per dare l’ultimo saluto all’ex ministro ed ex presidente della regione Lombardia. Qualche applauso per la premier Meloni, all’arrivo di Salvini, con appuntata sul petto la spilla di Alberto da Giussano, invece cala il gelo.

Dopo il pezzo della sua band, i Distretto51 ‘Come una bugia’ scritta proprio da Maroni, la leader di FdI raggiunge nella piazza fuori dalla basilica la famiglia, e rivolta ai figli dice: “Grazie. Oggi ci avete insegnato qualcosa”. E su di lui: “Era una persona capace di grande visione e grande concretezza. Era una delle persone che ho conosciuto che più sapevano fare gioco di squadra. Ne ho un ricordo straordinario”.

Alla fine della cerimonia arrivano anche le parole di colui che si è preso lo scettro del Carroccio in una Varese che sembra diventata luogo ostile alla mutazione movimentista imposta dal segretario: “Roberto Maroni è stato un orgoglio per la Lega e per l’Italia. La sua città e la sua comunità gli ha dato il saluto più bello, è stato bello vedere anche altri sindaci di territori diversi e idee diversi”. Si perché sono state trasversali le presenze politiche: dal senatore a vita Mario Monti al sindaco di Milano Beppe Sala, passando per Pierfrancesco Majorino. “Era una persona seria – aggiunge Salvini -, lui ha fatto il segretario federale prima di me e per me sarà ancora più impegnativo ed emozionante guadagnarmi la fiducia giorno per giorno”.

Presenti anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e Antonio Tajani. I tre governatori leghisti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Luca Zaia sono entrati insieme in chiesa.

Grande la commozione, visibile anche sul volto di Meloni, dopo le parole del figlio Filippo: “Per te non è stato facile essere papà. A cena da noi a casa non c’eri, ma accendevamo la tv e ti vedevamo. Ma non eravamo arrabbiati con te, forse un pochino nella fase della ribellione adolescenziale – ha ricordato -. Non è stato facile per te essere un papà presente se dovevi passare fuori cinque giorni a settimana. Però ci volevi un bene infinito”. Anche monsignor Vegezzi ha elogiato le doti di Roberto Maroni, la sua capacità di ascolto e la sua semplicità: “Da molti varesini, negli ultimi giorni, ho sentito dire che era uno di noi. Robi era esattamente così. A Lozza – ha proseguito il monsignore -, era il marito di Emilia, papà di Chelo, Fabrizio, Filippo. Altra sua passione la musica, nata in oratorio, fino a mettere su la band. È bello sapere che sta cantando anche per noi”.

Riccardo Annibali