Quando la normalità diventa utopia: un treno fermo per quasi un’ora, viaggiatori costretti a lasciare il convoglio e ad attraversare i binari a piedi per raggiungere la stazione di Terzigno. No, non è la trama di un film comico. È la cronaca di quanto accaduto ieri ai pendolari della Circumvesuviana Sarno-Napoli, intorno alle otto del mattino. La causa? L’ennesimo guasto a uno dei mezzi Eav, l’Ente Autonomo Volturno (regionale) che si occupa, o si dovrebbe occupare, del trasporto pubblico. Il treno che a quanto pare era circondato da nubi di fumo non ha proseguito la corsa e i pendolari hanno dovuto aspettare l’arrivo di un secondo convoglio per poter proseguire il viaggio verso Napoli con un ritardo monstre.

Ovviamente il guasto subito al treno ha provocato ritardi e nuovi disagi alle corse successive della stessa linea. E pensare che neanche una settimana fa un altro treno della Circumvesuviana era rimasto bloccato, anche questo per quasi un’ora all’interno di una galleria, lasciando i passeggeri per buona parte del tempo al buio. Uno legge le notizie e pensa «il presidente dell’Eav avrà fatto mea culpa e chiesto scusa». Ma quando mai. Umberto De Gregorio esordì dicendo: «Si tratta di un disguido che può capitare, non è nulla di particolare». Per il manager era solo «un evento normale che purtroppo può capitare e che anzi ricapiterà». Profetiche le sue parole. E infatti è capitato di nuovo. Sminuire, ridimensionare l’accaduto non solo non si addice a un ruolo dirigenziale ma fa anche passare un messaggio assolutamente sbagliato e cioè che a Napoli queste cose siano del tutto normali, solo piccoli disguidi.

E invece non è normale rimanere un’ora bloccati su un treno, camminare a piedi pur di raggiungere la stazione della speranza, non è normale che un cittadino, che paga per poter usufruire del trasporto pubblico, sa quando parte da casa ma non quando raggiunge il suo posto di lavoro, anzi peggio non sa se lo raggiungerà. Questo è un viaggio della speranza, non un viaggio degno della terza città d’Italia e di una Regione che dal suo Palazzo continua ad autocelebrarsi e definirsi modello di efficienza ed eccellenza, dimenticando che occupa la prima posizione in classifica quando si parla delle dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia. Ma questi sono dettagli, qui si punta alla rivoluzione digitale. Pochi giorni fa l’Eav aveva annunciato una fantastica iniziativa: via il biglietto, i passeggeri potranno pagare direttamente con la carta di credito. «Questo è un passo in avanti per il trasporto campano – aveva spiegato il Presidente Eav, Umberto De Gregorio – ti permette di poter usufruire dei mezzi con più velocità e in massima sicurezza, evitando file e di toccare macchinette e tornelli».

Tutto molto bello, certo, ma forse ci si dovrebbe concentrare sui treni che non partono e su quelli che non arrivano, sui passeggeri infuriati e su una normalità che di normale non ha niente. Anche perché proprio quella mattina, mentre si presentava la nuova app ideata da Eav, la metropolitana Linea 1 era ferma da due ore sui binari. Ferma come la circumvesuviana di ieri. Il viaggio verso la stazione promessa è stato documentato dai viaggiatori sulla pagina satirica “Circumvesuviana, guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti” curata da Giovanni Masturzo, tra l’altro tacciato di diffondere notizie fake proprio dal presidente De Gregorio («non era al buio, nessun panico: tutte balle»). Chissà se anche questa volta il dirigente Eav accuserà i poveri passeggeri di aver inventato tutto. Nel frattempo centinaia di utenti hanno segnalato il guasto, lasciandosi andare a commenti che hanno del tragicomico: «Ci terrei a sottolineare che offrono servizio jogging completamente gratuito! Siamo avanti anni luce, altro che Tokyo. Un altro utente scrive: «L’importante è che il biglietto si possa pagare con Mastercard, per tutto il resto…non c’è speranza».
Si ironizza, resta poco da fare, d’altronde qualcuno scrisse “l’ironia è una tristezza che non può piangere e quindi sorride”.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.