Tre mesi fa, a San Vicente del Caguan, in Colombia, veniva ritrovato il corpo senza vita di Mario Paciolla. Il cooperante napoletano aveva 33 anni e stava lavorando nella missione delle Nazioni Unite incaricata di monitorare l’attuazione dell’accordo di pace tra il governo e le Farc, firmato nel 2016 dopo 40 anni di guerrilla. La Procura di Roma ha classificato il caso come omicidio. La prima tesi, apparsa da subito forzata, era quella del suicidio. Troppi gli interrogativi, i punti oscuri della vicenda, gli aspetti ancora da chiarire.

Il 33enne aveva deciso di lasciare la Colombia. Il 20 luglio avrebbe dovuto prendere un aereo per tornare in Italia. Già l’anno scorso, durante un periodo di vacanza a Napoli, aveva manifestato paura e ansia. Paciolla aveva lavorato a un dossier su un bombardamento dell’esercito ai danni di un comandante dissidente delle Farc a causa del quale erano morti anche diversi minorenni. Il documento, secondo un’inchiesta dell’Espectador, sarebbe stato sfruttato a fini politici e avrebbe portato alle dimissioni del ministro della Difesa Guillermo Botero. Il cooperante è stato ritrovato impiccato, con dei tagli sulle braccia, una quantità enorme nell’appartamento. Diversi effetti personali sono spariti. Più di qualche perplessità ha suscitato il comportamento del direttore per la sicurezza della missione Onu a San Vicente.

Appelli che chiedono giustizia e verità sono stati sollecitati da più parti. Al momento non sono state comunicate novità salienti sul caso. Proprio oggi, a tre mesi dal ritrovamento del cadavere di Paciolla, la pagina Facebook Giustizia per Mario Paciolla, gestita da attivisti e amici del 33enne, ha pubblicato una delle sue poesie. “Non continuiamo a emozionarci per te”, si legge nel post che introduce la poesia.

“Non diventerò un astronauta, ma amerò lo stesso la luna.

Non sarò lupo di mare, ma vi troverò sempre un rifugio.

Non comporrò una canzone, ma mi emozionerò ascoltando la magia della musica.

Non ritrarrò né l’alba né il tramonto di un Placido paesaggio campestre, ma ne coglierò l’essenza.

non conoscerò il nome delle stelle, ma riuscirò a raccoglierlo quando inciamperanno nel buio.

Non avrò le Ali di un gabbiano, forse,

ma volerò lo stesso.”