Capire e non giudicare. Parlare e non sputare sentenze. Ascoltare per capire e non per attaccare. È questa l’unica strada per approdare a una giustizia che sia giustizia vera, rieducativa e non punitiva. Perché le parole sono pietre, ma possono essere anche mattoni con i quali costruire, anzi, ricostruire una vita segnata da un errore e non da un marchio a fuoco che non va più via. «È la prima volta che parlo a detenuti adulti, fino ad adesso ho parlato ad adolescenti delle carceri minorili – inizia così l’intervento di Anna Maria Torre, figlia di Marcello Torre vittima innocente della camorra – Con la mia famiglia, in particolare con mia madre, abbiamo atteso anni per reclamare giustizia e verità. La mia presenza oggi qui, anche emozionata, vuole verificare con voi, senza giudicarvi, le condizioni di un percorso di inclusione sociale e nostro, con le nostre sofferenze, il nostro dolore, di sentirci comunità».

Le parole di Anna Maria accendono un faro, non c’è rancore ma speranza. Ieri Anna Maria Torre ha partecipato a una delle giornate di incontri nelle carceri campane promosse dal garante dei detenuti Samuele Ciambriello, d’intesa con l’associazione “Libera” e alcuni familiari di vittime innocenti della criminalità organizzata. Ieri è stata la volta del carcere di Bellizzi Irpino e di Salerno. Su questa testimonianza, dal pubblico è intervenuto un detenuto di Bellizzi che ha consegnato alla dottoressa Anna Maria Torre una riflessione personale, raccontando poi di aver, da qualche settimana, intrapreso un percorso di giustizia riparativa per instaurare un dialogo con i familiari della persona che ha ucciso.

Parlare, costruire opportunità e non sentenze è lo scopo delle iniziative che accompagneranno detenuti, cittadini e vittime di mafie fino a lunedì quando a svolgerà a Napoli la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata dall’ associazione “Libera” di don Luigi Ciotti. Sono 300 i pullman che arriveranno a Napoli da tutta Italia con a bordo oltre 15mila ragazzi che hanno deciso di gridare il loro “no” alle mafie. La manifestazione prenderà il via alle ore 9 da piazza Garibaldi con un corteo che, attraversando la città, arriverà a piazza Plebiscito. Qui saranno letti i nomi di tutte le vittime innocenti di mafia. Nella piazza napoletana e in contemporanea in tante altre piazze d’Italia si ritroverà il Paese che si ribella all’indifferenza, all’illegalità, alle mafie e alla corruzione.

«Dobbiamo ricordare queste vittime innocenti – ha affermato Don Luigi – ma deve essere una memoria viva, che deve tradursi in più responsabilità e impegno non un giorno all’anno ma tutti i giorni attraverso cambiamenti profondi nella società. Il nostro Paese deve ricordare non solo i nomi importanti, ma tutti quei figli, padri, madri, mariti, mogli il cui dolore dei familiari è uguale e profondo». Poi l’allarme di Don Ciotti e l’appello alla politica: «Oggi le mafie sono tornate più forti di prima, ma purtroppo se ne parla di meno, si è creato un clima di normalizzazione nel Paese. Chiediamo alla politica che faccia la propria parte ma noi come cittadini siamo chiamati a fare la nostra». Poi di nuovo l’accento sul tema del lavoro e della povertà educativa, piaga che in Campania fa registrare un tasso di abbandono scolastico pari al 19%. «Siamo la terza regione d’Italia per numero di ragazzi che dicono addio ai banchi di scuola. «La dispersione scolastica ci vede agli ultimi posti in Europa. E soprattutto non dimentichiamo che abbiamo 3 milioni di giovani che hanno terminato i percorsi della scuola ma che non trovano lavoro – ha affermato Don Ciotti – Una società senza lavoro muore e le organizzazioni criminali per quattro soldi catturano i fragili».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.