Non solo emergenza sanitaria, ma anche di violenza domestica. È il quadro che emerge dalle settimane di quarantena forzata imposta dalle misure di lockdown volute dal Governo per rallentare l’epidemia di Coronavirus in Italia.

I NUMERI IN AUMENTO – “Tra il 2 marzo e il 5 aprile, in piena emergenza coronavirus, le richieste d’aiuto delle donne ai centri antiviolenza della rete D.i.Re sono aumentate del 75% rispetto all’anno precedente”, ha ricordato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “In queste settimane di chiusura in casa dovuta al coronavirus, ci sono tante donne che hanno visto aggravarsi il loro inferno quotidiano. Donne che, avendo il loro aguzzino costantemente in casa, sono state private di qualsiasi spazio di libertà”, ha sottolineato il Guardasigilli.

In particolare i centri antiviolenza hanno registrato ad aprile 1.039 telefonate e segnalazioni, contro le  397 dello stesso periodo del 2019. Nel mese di marzo i contatti sono stati 716 mentre erano stati 670 nel marzo 2019. Le segnalazione via chat sono state 37 a gennaio 2020, mentre 50 nel febbraio, dato che evidenzia come le donne preferiscono ancora il mezzo telefonico.

UN FENOMENO NASCOSTO – Per il ministro per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti questi numeri sono “un segno che ci dice l’emersione di un fenomeno purtroppo nascosto, difficile da contrastare proprio nella misura in cui più viene taciuto mentre si consuma nelle mura domestiche. Una delle nostre preoccupazioni ha sempre riguardato, dall’inizio dell’epidemia, le conseguenze che lo stare a casa avrebbe comportato per le categorie più fragili”.