Henry David Thoreau ha una faccia caratteristica, occhi penetranti e interlocutori, dalla metà dell’Ottocento scrive frasi che rimangono in mente, monumentali. I suoi scritti, dai Diari a Disobbedienza civile, sono un forziere colmo di massime: «Non mi è possibile, neppure per un momento, riconoscere come mio un governo che sia anche un’organizzazione schiavista»; «In paradiso mi aspetto di poter cuocere il mio pane e lavare le mie lenzuola». Fiorisce dall’humus trascendentalista, lettore colto, camminatore, esploratore dei boschi, cercatore di resti, costruttore della sua piccola casa, retore politico di livello elevato. Attraverso Disobbedienza civile (1849) è stato maestro dei grandi della nonviolenza, da Tolstoj a Gandhi a Martin Luther King, considerato precursore dell’ecologismo e del movimento della decrescita felice.
Gli ultimi mesi del 2019 e i primi di quest’anno, in Italia, per Thoreau sono stati mesi fortunati, è stato pubblicato il libro di Michel Onfray (Thoreau. Una vita filosofica, Ponte alle grazie 2019), sono usciti i diari nella bella traduzione a cura di Mauro Maraschi (Io cammino da solo, Piano B 2020), ed è uscito il libro di Michael Sims, Il sentiero per Walden (Luiss 2019).

Della riflessione su Thoreau parla diffusamente Paolo Pecere in un articolo Ripensare Thoreau uscito nel maggio di quest’anno su Nazione indiana, restituendo la sua figura al suo contesto e al suo mondo culturale. La particolarità della biografia di Sims è in parte già rivelata dal sottotitolo: vita improbabile di Henry David Thoreau. Thoreau viene raccontato come un ragazzo silenzioso e stralunato che cresce e coltiva le sue relazioni senza perdere mai una sua inadattabilità sociale, ma che resta tuttavia pienamente immerso nel piccolo mondo di Concord. La biografia è documentatissima, rigorosamente fedele e tuttavia si legge con piacere e senza quella delusione che a volte danno le biografie rigorose, i silenzi per mancanza di fonti. Qui non succede, sembra davvero che Sims sappia tutto, ti riporta ogni frase, descrive ogni scorcio, come se davvero fosse stato presente, testimone sollecito e invisibile, quasi stalker. Ma c’è di più.

Thoreau, solitario, sostenitore dell’etica individuale, viene qui raccontato attraverso le sue relazioni. Come un compagno di banco un po’ strano, che ha avuto una sua bella e vasta fioritura, non lo prendiamo troppo sul serio e cerchiamo di capirlo attraverso i suoi legami, le sue stranezze, quel che sappiamo di lui. Con Thoreau riesce bene. In quegli anni, Concord sta diventando, un po’ volendo, un po’ tollerando, un po’ senza registrarlo, la piccola Atene del nuovo mondo, la città alla quale Charles Ives dedicherà il suo quartetto Concor, Mass. 1840-’60. Sims ce la racconta nel suo farsi. La famiglia di Thoreau produce grafite, è impegnata, lo sono soprattutto la madre e le sorelle, nella rete antischiavista. E donne della rete antischiavista passano per la casa di famiglia, sono una parte consistente della cerchia di Thoreau: diventa chiarissimo che quando Thoreau si schiera, scrive Disobbedienza civile e la Difesa di John Brown, non scrive nel vuoto, non si innalza come un uomo solo assetato di giustizia, ma ha alle spalle un movimento che è pronto ad accogliere e festeggiare le sue prese di posizione; le sue parole sono un’assunzione di responsabilità, una restituzione.

L’incontro con Emerson produce su di lui un tale impatto che Thoreau comincia a scrivere come l’amico, ma anche a comportarsi come lui, ne prende a prestito i gesti, la postura, un po’ come abbiamo fatto tutti incontrando da giovanissimi una nuova amica o un nuovo amico di grande fascinazione. Da casa di Emerson, si capisce, entra ed esce un sacco di gente, uomini e donne, studiosi e gente comune, le nuove idee trovano contesto, in un momento vivacissimo, di costruzione di comuni a sfondo religioso, di piccole utopie, da cui peraltro Emerson, affezionato alla sua intimità, prende causticamente le distanze. Fioriscono le nuove pedagogie, Bronson Alcott arriva a Concord con la famiglia, ha dovuto chiudere la scuola, i suoi metodi non erano apprezzati ma pare che la goccia che fa traboccare il vaso sia stato il fatto di avere accolto a scuola un ragazzo nero. Arriva a Concord, insieme agli altri fonda The Dial.

Margaret Fuller, che lo dirige, e che pure ha lavorato con Alcott nella scuola e lo stima, scuote la testa avvertendo Emerson sulle dubbie qualità giornalistiche di Bronson. Il tema della nuova pedagogia, dell’inaccettabilità delle punizioni corporali è uno dei centri della riflessione del gruppo. Sims sceglie di raccontarli così, come persone che restano piccole mentre stanno tessendo qualcosa di grande, una tela, una vela verso il futuro. Questa poi è l’atmosfera in cui cresce Louise May Alcott, nominata nel libro una volta, che restituirà il sapore di queste relazioni in un libro, Piccole donne, che, insieme ai successivi, è ancora letto e riletto, amato in tutto il mondo. Sims ci restituisce le storie del piccolo gruppo immerso in una cittadina non complice, non del tutto ostile, un piccolo gruppo che immagina davvero di vedere il mondo fiorire. Sono gente come tutti, a volte poverissimi, a volte benestanti, che come tutti a quel tempo vedono morire spesso e molto presto, fratelli, genitori, amici.

Nella famiglia di Thoreau si muore di tubercolosi, ma suo fratello John muore di tetano. Fa un certo effetto questa metà Ottocento piena di slancio, in cui sembra che l’umanità dia destinata alla meraviglia, e in cui si presenta continuamente la morte. A restituire il lato oscuro del secolo, almeno per un periodo arriva a Concord, bello e cupo, Hawthorne. Con intelligenza è stato scelto di aggiungere al libro una postfazione di Antonio Moresco, anche lì si ragiona delle relazioni personali, dell’amicizia – e dell’inimicizia – fra gli scrittori e del camminare che è un parente strettissimo della scrittura, perché segue la linea dei passi e passo dopo passo ti impone di fare scoperte.