Pandemia, schermo, notizie e isolamento. Quattro parole che all’apparenza sembrano slegate tra loro, ma che invece unite possono essere una potente combinazione nel determinare la condizione vissuta dagli individui durante la quarantena. Il coronavirus, infatti, ci ha posto dinanzi all’accettazione di una condizione imprescindibile dalle nostre volontà, sia intellettive che fisiche. I divieti e le impostazioni scelte dal governo per la salvaguardia della nostra salute, hanno amplificato il senso di ricerca di informazione facendo sì che ogni individuo subisse un overloading informativo. Una sorta di circolo vizioso in cui si finisce per tracciare un’offensiva che vede di fondo lo stesso meccanismo subìto. Si passa così da una compulsiva recezione di notizie ad un suo totale respingimento, dalle cosiddette Fake News alle Fuck News. La traslazione e l’intreccio tra i due termini si può ampiamente cogliere nell’omonima serie Fuck News, che ha sfruttato la quarantena per parlare dell’informazione come arma e dell’uso spietato della tecnologia, grande alleata contro l’isolamento totale.

LA SERIE – Fuck News è l’ultima creazione firmata White Bear, un gruppo di cinque giovani ragazzi che attraverso questo ultimo lavoro hanno voluto mettere a nudo una vittoria generazionale. La serie, completamente girata nelle case tra Bari e Torino, si sviluppa lungo tre puntate e ha come scopo quello di esasperare l’era dell’informazione immaginando un software che sfrutti i numerosi ritagli di tempo per riportare l’attenzione delle persone su notizie e scenari di forte impatto ansiogeno. L’obiettivo di questo sistema è spingere le vittime all’autodistruzione, in modo da poterlo vendere alle lobbies che fanno della decimazione demografica il loro business.

La vittima protagonista è Alma, una 30enne che tra smartworking e gestione domestica si ritrova inondata dalle informazioni relative alla pandemia in corso e, presa da un attacco di panico, comincia ad avere perplessità sulla sua sanità mentale e sul suo totale isolamento. In effetti, la giovane donna viene ripetutamente spiata da un uomo e da dispositivi di sorveglianza che monitorano le reazioni fisiologiche umane e fanno convergere il flusso informativo sul telefono del soggetto ogni volta che cerca di distrarsi. Quando l’esperimento sembra procedere per il meglio, il sistema va in crash, si palesa agli occhi della vittima e l’uomo-spia viene prontamente contattato dalla donna al comando della ricerca informatica. Adesso sono gli ideatori di questa diabolica operazione ad essere in pericolo e la morte della giovane cavia deve essere accelerata. Tuttavia, l’uomo-spia, al quale è stato dato il compito di uccidere, darà ascolto al suo residuo di sensibilità umana e cambierà il corso degli eventi.

Lo stampo della serie sembra avere la forma del famoso telefilm britannico Black Mirror, dove la tecnologia prende letteralmente il sopravvento sugli individui uscendone sempre vincente. In questo caso lo scenario presentato agisce all’inverso: è l’uomo che attraverso la propria sensibilità e le sue caratteristiche terrene riesce a sottrarsi al meccanismo della tecnologia, sopraffacendo lo stesso sistema che lo voleva inglobare. Una sorta di barlume di speranza in questi tempi bui sotto ogni punto di vista, che vede realizzate le teorie esistenzialiste e rivendica la costrizione dell’essere umano alla gestione della sua libertà. Una luce di arbitrarietà nel distruggere schemi, paletti e catene anche, e soprattutto, in uno stato d’emergenza come quello che ci troviamo a fronteggiare. La serie è visibile dall’1 maggio 2020 sull’account ufficiale Facebook White Bear.

Girata nelle mura domestiche tra Bari e Torino, Fuck News è una serie che ha sfruttato la quarantena per parlare dell'…

Gepostet von WHITE BEAR am Freitag, 24. April 2020

 

GLI AUTORI – White Bear è un gruppo di cinque giovani menti pugliesi, capitanato dal regista Giulio Prezioso e da Floriana Doronzo, autrice dei testi. I due si sono conosciuti sette anni fa tra i banchi della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Ateneo barese e, nonostante le diverse strade lavorative, la passione per il cinema li ha sempre tenuti in contatto. Esordiscono nel 2018 con Kairos, un cortometraggio presentato al Festival Taglia Corto della città di Noci, in collaborazione con Nocicinema e promosso dall’associazione Agricultura.

Nello stesso anno, proseguono con un progetto ben più complesso: entrare in una Comunità Terapeutica per tossicodipendenti e scrivere con loro una sceneggiatura in grado di raccontare la vita intorno alla droga. La collaborazione fa un passo successivo e la trama si sposta in un futuro distopico in cui è un’app, chiamata Bioclic, a tracciare e segnalare gli ex tossicodipendenti usciti dalla Comunità. Nasce allora Il Link Umano, un cortometraggio che vede i volti degli ospiti della Comunità Fratello Sole, di Gioia del Colle, recitare a pieno campo con il loro vissuto e in base al copione partecipato. Il successo del corto non dipende dall’eco pubblica, ma dalla risonanza privata e terapeutica che ha avuto in ognuna delle vite che hanno partecipato alle riprese, in qualità di attori/attrici, fotografi, segretari, scenografi e macchinisti.

In seguito, l’approvazione dell’app Immuni a sostegno del tracciamento dei casi positivi al Covid19 ha permesso al gruppo di ritornare ad esprimere la propria creatività trasformando la quarantena in un’occasione creativa. Sono bastati alcuni giorni per osservare il rapporto tra il dentro e il fuori delle case e capire che la condizione anomala in cui si trova la natura umana è un’ottima occasione per addomesticare le intelligenze più o meno fragili.