L’importanza di una solida rete territoriale della medicina generale è ormai chiara. Per quanto riguarda la medicina di base gli esperti sono al lavoro. Ciò che invece sembra funzionare è la rete cardiologica, ma andrebbe migliorato il pronto intervento del 118. Dal 2016, anche in Campania, si può fare ricorso alla Rete-Ima (Rete cardiologica per l’infarto). Questa organizzazione dell’emergenza consente una gestione ottimale dei pazienti che presentano un infarto miocardico acuto. Ogni anno, in Italia, l’infarto colpisce 150mila persone. La Campania ha un elevato tasso di soggetti con patologie cardiovascolari: il 36 per cento tra gli uomini e il 45 per cento tra le donne. Il numero di decessi dovuti alle patologie è di 9.227 per gli uomini e 11.952 per le donne. Ma come funziona la rete-Ima? «Il modello organizzativo è quello di una rete di intervento territoriale imperniato sul servizio di emergenza del 118 cui si affianca la rete inter-ospedaliera – spiega Maurizio Santomauro, cardiologo e presidente del Gruppo intervento emergenze cardiologiche (Giec) – Tale modello garantisce l’equità dell’accesso a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui si manifesti il bisogno di assistenza. Si fonda sull’interazione e sulla complementarietà funzionale dei presidi e delle strutture».

In Campania, la Rete Ima è costituita da 18 centri Hub di cui alcuni di primo livello (Utic con emodinamica interventistica) e altri di secondo livello (struttura pubblica fornita di Utic, emodinamica interventistica e cardiochirurgia) e 22 ospedali Spoke (Utic semplice). Ciò consente a oltre il 95 per cento della popolazione di raggiunge il rispettivo centro Hub entro un’ora dall’arrivo del soccorso territoriale. La rete si avvale di un sistema di teletrasmissione dell’elettrocardiogramma a una centrale di cardiologia per la refertazione remota, allo scopo di eseguire la diagnosi precoce di infarto. Effettuata la diagnosi, il paziente viene trasferito al centro prestabilito, che non sempre è quello più vicino. In caso di infarto la tempestività dell’intervento è di vitale importanza. Ed è proprio questo l’ingranaggio che sembra non funzionare perfettamente all’interno della rete.

«Uno dei punti critici del funzionamento è il ritardo evitabile, cioè il tempo che il paziente impiega a chiamare il 118 per l’accesso in ospedale – osserva Santomauro – Per poter garantire il trattamento nei tempi utili è necessario che il percorso sia attivato attraverso il servizio di emergenza del 118 con il quale è possibile fare una diagnosi pre-ospedaliera mediante la refertazione in ambulanza dell’elettrocardiogramma e il successivo trasporto del paziente direttamente nel laboratorio di emodinamica».

Ad oggi più di due terzi dei pazienti raggiungono invece le strutture sanitarie con mezzi propri determinando una perdita di tempo che può compromettere l’efficacia dell’intervento. L’importanza della rete per l’infarto è evidente: in Campania ha permesso in soli due anni l’accesso al trattamento in urgenza con l’angioplastica a un numero di pazienti superiore allo standard europeo di 600 angioplastiche primarie per milione di abitanti, passando dalle 512 procedure del 2016 a 780 per milione di abitanti del 2018, con un incremento del 52 per cento.