Sei un poliziotto? Allora puoi spararmi quando vuoi, scassinarmi l’automobile o entrarmi in casa a tuo piacimento. E non importa nemmeno che ti presenti. Tanto non sei perseguibile, e che ti denuncio a fare. Sarà di questo tipo il rapporto tra cittadino e agente di polizia in Russia se verrà approvato un disegno di legge per l’allargamento dei poteri delle forze dell’ordine presentato dal ministero dell’Interno nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus e attualmente in discussione alla Duma (la Camera dei deputati), che ne ha pubblicato il testo sul suo sito. Sembra proprio che il regime di Vladimir Putin voglia poter contare ancor più sul suo apparato repressivo, mentre nel Paese col secondo maggior numero di contagi al mondo la recessione si approfondisce, cresce la tensione sociale e si allarga il risentimento per come il Cremlino ha gestito la crisi centellinando gli aiuti alle aziende e alle famiglie.

Non che oggi la polizia in Russia sia particolarmente delicata e garantista. Ma la nuova normativa mette il timbro della legalità su comportamenti che finora erano, almeno in teoria, impugnabili e punibili. In particolare, gli agenti potranno usare le armi contro chiunque «possa essere considerato una minaccia», anche se è disarmato e mantiene la distanza. Inoltre, potranno ispezionare auto e appartamenti senza mandato. Anche forzandone le serrature, per «garantire la pubblica sicurezza durante una sommossa» e in altre circostanze. I poliziotti non saranno più obbligati a fornire immediatamente grado, nome e motivi del loro intervento e potranno invece pretendere all’istante nome, patronimico e cognome da chi ritengano opportuno. Ma il passaggio più inquietante è quello secondo cui l’agente «non sarà perseguito per atti commessi durante lo svolgimento dei suoi compiti di polizia». Somiglia molto all’impunibilità.

Dal ministero dell’Interno hanno detto al quotidiano Kommersant che lo spirito è solo quello di riconoscere una consuetudine. «In parte è vero», ironizza Vitaly Cherkasov, avvocato dell’organizzazione per i diritti umani Zona Prava nonché ex poliziotto: «Basti ricordare le manganellate a casaccio durante le proteste di piazza dell’estate scorsa: i manifestanti chiedevano agli agenti dal volto nascosto sotto casco e passamontagna di dare nome e grado, e figurati se questi rispondevano». Così, anche se i pestaggi erano criminali quanto gratuiti «non siamo mai riusciti, né io né i miei colleghi, a portare i responsabili in giudizio». Adesso, spiega l’avvocato al Riformista, «sarà illegale anche solo provarci». Nell’estate del 2019, decine di migliaia di moscoviti manifestarono contro la decisione delle autorità di non ammettere candidati anti-Putin alle elezioni amministrative. Ci furono oltre tremila arresti, a volte anche di gente che passava per caso. Un centinaio di dimostranti furono picchiati.

Secondo Cherkasov, la nuova legge avrà l’effetto di moltiplicare quantità e gravità degli abusi di cui la polizia si macchia: «Gli agenti si sentiranno ancor più liberi di usare il pugno di ferro, perché sapranno di esser tutelati anche formalmente. L’obbiettivo è dire ai poliziotti: noi vi proteggiamo, soprattutto nelle situazioni “al limite”». Il momento dell’iniziativa del governo non è casuale. La situazione sociopolitica si sta deteriorando: «Il regime ha paura di proteste, di rivolte per fame», dice il poliziotto diventato avvocato. «Si vuol far capire agli apparati di sicurezza che, proteggendo il potere, ricevono protezione. Si vuole unirli al potere come in una catena». Il fatto è che il regime di Vladimir Putin non si è dimostrato all’altezza della presunta efficacia decisionale dei regimi autoritari, nell’affrontare la pandemia. Il leader si è defilato, ha lasciato che fossero governatori e burocrati a gestire un’emergenza che garantiva più rogne che popolarità. Non ha usato le riserve finanziarie a disposizione. Forse contava sulla sua proverbiale fortuna, e il virus ha colpito più duro di quanto prevedesse.

Al Cremlino si temono le proteste di piazza più della peste – è il caso di dire – e ora si vuol lusingare chi dovrebbe reprimerle. Tra l’altro, le circostanze permettono al disegno di legge sulla polizia di passare quasi inosservato: la gente ha altro a cui pensare. Nella Duma il partito del presidente ha il 75% dei seggi e la cosiddetta “opposizione sistemica” vota sempre con la maggioranza. La chiamano “democrazia controllata”. Il ddl sarà approvato, a meno che il regime non abbia ripensamenti. Intanto, quasi inosservato, è stato approvato il voto online per elezioni e referendum. Questione di sicurezza sanitaria? Solo un aiuto ai brogli, ha detto il politologo Boris Makarenko al Moskovsky Komsomolets. Il coronavirus ha imposto il posticipo del referendum popolare sugli emendamenti costituzionali che permetteranno a Putin di restare al comando all’infinito o quasi. Quando finalmente il referendum si farà, dovrà essere a prova di sorprese. Alle urne come nelle piazze, lo zar vuole andare sul sicuro.