È la legislatura in cui ci sono stati più spostamenti da un gruppo all’altro, e ancora non abbiamo visto la fine, ma se a cambiare idea è una donna libera come Renata Polverini, allora inizia il massacro.

Da quando ha votato la fiducia al governo Conte, prima è arrivata la cacciata da Forza Italia annunciata a tambur battente da Tajani subito dopo il sì, poi è stata presa di mira la sua vita privata. Il gossip o l’accusa (che poi sono la stessa cosa in questo caso) è che starebbe con un deputato più giovane e di un altro partito. Supponiamo che sia vero, anche se i due hanno smentito (e come dargli torto, visto lo schieramento di artiglieria contro di loro) e leggiamo i giornali: lei è definita secondo i peggiori stereotipi e non le si perdona non solo di essere una donna, ma di essere più grande del presunto amante. Se la stessa cosa fosse avvenuta a parti inverse, nessuno si sarebbe scandalizzato e anzi avrebbero applaudito l’uomo che conquistava una più giovane di lui.

Per loro la parola “tardone” non è stata mai usata, forse da alcuni neanche pensata. Solo una donna può essere stigmatizzata per la sua età in rapporto alle relazioni amorose. Le donne, anche se deputate, devono stare al loro posto, non essere desideranti o rompere gli schemi, altrimenti parte la derisione, lo scherno. Nel sito on line di Repubblica a un certo punto è comparso un articolo in cui nel riportare la notizia di gossip veniva descritta solo lei in preda a “una cotta”, come se fosse una stupida non ricambiata che ha ceduto alle lusinghe della gioventù. Insopportabile.
Ma la cosa che dà più fastidio è attribuire il suo voto non a una idea, a una posizione politica, ma al fatto di aver perso la testa per uomo di un’altra fazione politica. Non è così. Basta aver seguito le posizioni di Polverini, che spesso abbiamo avuto il piacere di ospitare sul nostro giornale, per capire che in un centrodestra a trazione sovranista e razzista lei non ci è mai stata bene. In questi anni ha avuto posizioni radicalissime sui migranti, posizioni che a volte è purtroppo difficile trovare anche a sinistra. Ha avuto coraggio schierandosi dalla parte delle Ong che fanno il soccorso in mare quando nel Pd c’era chi si faceva attrarre dalle sirene dei pm.

Per questo Matteo Renzi ha sbagliato a parlare di “soccorso nero”, perché non veritiero e sprezzante rispetto alla possibilità che una persona possa mutare posizione. Certo Polverini viene dalla destra e c’è quella foto che la ritrae mentre fa il saluto fascista e rispetto al quale ha annunciato una serie di querele: è un fermo immagine, ha spiegato. Ma oggi conta quello che dice, che scrive, che pensa e non serve bollarla come fascista per salvarsi da un giudizio poco articolato ad uso e consumo di un sistema mediatico che cerca e vuole la battuta facile o di schieramenti politici fondati sull’integralismo delle proprie posizioni.

Oggi molti giornali di destra (ma non solo, come abbiamo visto) la attaccheranno perché ha “tradito” e metteranno in piazza la sua vita privata. Sono anni che personale e politico si mescolano non per capire le ragioni profonde di questo legame ma come strumento di battaglia politica, per far fuori gli avversari. Nel caso delle donne l’accanimento diventa maggiore, perché si mescolano i pregiudizi che pesano su di loro ancora oggi. La posizione di Polverini, che piaccia o meno, che si condivida oppure no, è politica e come tale va giudicata. Il gossip, il killeraggio invece sono spazzatura.

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica