Alla metà di settembre, in prossimità della presentazione del Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini fece presente che avrebbe proposto un inserimento, nel redigendo Disegno di Legge di Stabilità, di 20 miliardi di euro. Era una esigenza, precisò Salvini, essenziale per evitare la crisi di un comparto motore della crescita e dello sviluppo del Paese.

Alla fine del mese di settembre, intervenendo alla Conferenza “Città nel futuro 2030 – 2050” organizzato dall’ANCE, sempre il Ministro Salvini ha precisato: “Occorrono almeno 8 miliardi di euro, questa è la somma indispensabile al Ministero per pagare alle imprese i lavori già realizzati”. “I soldi servono – ha ribadito Salvini – per lavori compiuti nel 2026”. Ancora più chiaro, sempre nella Conferenza, è stato il Presidente dell’ANCE Antonio Ciucci che ha precisato: “Manca ancora una parte rilevante dei ristori sul “caro materiali” utili a coprire l’arretrato dell’ultimo biennio. Per noi l’emergenza delle emergenze è relativa ai crediti del Decreto Legge Aiuti. Questa norma straordinaria – ha sottolineato Ciucci – doveva pagare il rincaro dei materiali a seguito della guerra russo – ucraina e mancano circa 2 miliardi per il 2024 – 2025 a cui vanno aggiunti altri 1,8 miliardi per il 2026”.

Le due esigenze denunciate dal Ministro Salvini, quella di 20 miliardi di euro e quella di 8 miliardi di euro sono entrambe vere, in quanto la prima è una esigenza di copertura del pregresso, sì di interventi già realizzati e che vedono in sofferenza da due anni l’intero mondo delle imprese di costruzioni, la seconda esigenza è relativa ad interventi programmati, con in molti casi i cantieri aperti, per il prossimo 2027.
Queste esigenze, questo dettagliato quadro di coperture finanziarie arretrate e future non solo preoccupa ma denuncia, in modo inequivocabile, un grave rischio: rivivere la drammatica crisi dell’intero comparto delle costruzioni quale quella del quinquennio 2014 – 2019; una crisi leggibile in due dati che ancora oggi fanno paura: il fallimento di oltre 140. 000 imprese del comparto delle costruzioni; la perdita di oltre 600.000 unità lavorative dell’intero comparto.

Ma ancora più grave è quanto denunciato, con una capillare ricerca del “Centro Studi Divulga” della Coldiretti, da tale lavoro si evince che la carenza di infrastrutturazione organica del Paese nel 2022 ha prodotto un danno al sistema logistico di 91 miliardi di euro. In realtà in quel quinquennio (2014 – 2019) la incidenza del comparto delle costruzioni nella formazione del Prodotto Interno Lordo era passata da una media del 16% – 18% ad appena il 6%. Insisto questa crisi l’ANCE non l’ha assolutamente dimenticata, questa crisi, di un motore chiave della nostra economia, non possiamo e non dobbiamo dimenticarla perché incrina e coinvolge tutti i comparti imprenditoriali che caratterizzano la crescita o la decrescita. L’attuale Governo ed in particolare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sa bene che non può concludere questa Legislatura non garantendo una obbligata continuità funzionale e strategica all’intero mondo delle costruzioni diventerebbe responsabile di una rischiosa “decrescita” dell’intero Paese.