Giorgia Meloni è stata offesa nel corso di una live Zoom tra docenti universitari ed il video ha indignato il web. Il professor Gozzini dell’Università di Siena ha apostrofato la leader di Fratelli d’Italia come una “pesciaiola”, “ortolana”, “vacca” e “scrofa” nello stupore generale dei relatori presenti in collegamento telematico. Gli altri due colleghi, cercando di voler mettere una pezza alle dichiarazioni del docente, hanno chiuso alla peggio il cerchio consigliando a Gozzini di definirla “peracottara”. Il mondo di Twitter è esploso sulla vicenda e dal 21 febbraio al 23, sono stati pubblicati dagli utenti del social 19.735 tweets che hanno prodotto 340.865 like, 57.501 condivisioni, 43.415 commenti.

La ricerca, condotta dal data journalist Livio Varriale, ha riguardato le parole chiave Meloni, offesa e offese, scattando una fotografia dell’opinione pubblica su un atto definito dai più di sessismo e “inidoneo” per un docente universitario.

Top Tweets

La Meloni, da leader di destra, in questa tornata social è stata colpita da un vortice di solidarietà bipartisan ed infatti, oltre ai suoi “amici” Crosetto, Carfagna e Salvini, nella miriade di tweets pubblicati sulla vicenda, si notano i messaggi di supporto di uomini e donne di spicco della sinistra come Alessandro Gassman “Un uomo che insulta una donna ,non è un uomo, mai. Solidarietà sempre . @GiorgiaMeloni”, Laura Boldrini “Solidarietà a @GiorgiaMeloni. L’odio misogino infetta società, rete e istituzioni. Lo conosco bene, così come conosco la solitudine che si prova quando la condanna verso di esso non è unanime. Lo vinceremo solo quando smetterà di usarlo anche chi in politica lo diffonde.” e Claudia Fusani “Ancora una volta, nell’arco di due settimane, devo prendere le difese di @GiorgiaMeloni. Quest’andazzo di violenza verbale diffusa mi fa schifo. Contro le donne. Contro tutti. Mi fa schifo a prescindere. Quindi: forza Giorgia. Trattasi di poveri microbi tristi” e Gianni Riotta “Insultare la @GiorgiaMeloni anziché criticarla civilmente è la prova di quanto anni di volgarità populista abbiano corrotto una certa sinistra senza idee, passioni, anima. Attaccare in modo sessista una leader donna dimostra come i cliches deteriori siano radicati ovunque. Basta.”

Il caso Lucarelli

Nel mentre della piena solidarietà nei confronti della leader di Fratelli d’Italia, una frangia di influencer ha non solo evitato di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni, ma ha tirato fuori la storia di odio nei confronti della Segre. “Una scena surreale – dichiara Varriale – che ha fatto emergere uno scenario già visto in passato, ma per fortuna appoggiato da una minoranza in questo caso. Attaccare la Meloni citando i casi della Segre, è benaltrismo, soprattutto se consideriamo che chi, nel caso specifico della Lucarelli, si oppone alla solidarietà è parte di quella bolla di influencer che fanno battaglie a tutela della parità di genere e del rispetto della donna e quindi dovrebbe cogliere la palla al balzo e mostrarsi superiore e maggiormente comprensivo”.

E invece la Lucarelli ha approfittato prima nell’andare contro Salvini “Quello che portava sul palco la bambola gonfiabile o espone ragazze minorenni alla gogna sui suoi social esprime solidarietà alla Meloni”, poi mostra nessuna pietà verso chi fa dell’odio la propria comunicazione politica “Io non esprimo solidarietà alla Meloni. Perché l’odio è nell’insulto, ma anche e soprattutto nella politica della Meloni” e successivamente tira in ballo la Segre accusando gli elettori di FDI di fascismo “Come no. Adesso gli insulti alla Segre hanno una matrice misogina e non fascista. Come se molti degli odiatori della Segre non fossero quelli che vengono su a pane e Fdi. Come se la Meloni non fosse quella rimasta seduta in aula mentre gli altri applaudivano alla Segre”. Dichiarazioni forti che hanno indignato per la maggiore un pubblico provocato che ha risposto in maniera altrettanto agitata e provocatoria alla giornalista, la quale ne ha fatto uso per la sua campagna di vittimismo “Ho fatto un piccolo, piccolissimo collage dei vacca, scrofa, suicidati, pornostar, merda che mi hanno rivolto i gentili elettori della Meloni, quelli che la difendono dal mondo brutto, cattivo e sessista. Solidarietà a me stessa. 😉”.

Top Mentions

La strategia della Lucarelli è servita anche ad entrare nel giro delle menzioni. Dopo la Meloni è infatti la più citata. “E’ la stessa strategia che usa Salvini in fondo, aggiunge Varriale, entra a gamba tesa su un argomento, crea scompiglio, ma la differenza sta proprio nel fatto che da politico non bada agli insulti, la Lucarelli invece ne costruisce un personaggio. Seppur esprima concetti rispettabilissimi, il creare delle fratture così forti sui social, genera uno scontro che sfocia nell’odio. Bisognerebbe che ognuno riveda la propria comunicazione in merito, ma sono convinto che così si perderebbe l’engagement degli utenti, riducendo di molto il relativo successo”. Tra i più citati dal pubblico figurano Crosetto, il profilo di Fratelli d’Italia e Laura Boldrini, apprezzata dalla massa per il gesto. Molte lamentele sono state indirizzate al profilo istituzionale dell’Università di Siena, già esposta in passato per delle dichiarazioni di un suo docente considerate antisemite.

Conclusioni

Se questa poteva essere la condizione per dare dimostrazione al pubblico che tra personaggi famosi si riesce a discutere abbassando i toni, tale opportunità è stata persa. La solidarietà totale nei confronti della Meloni avrebbe messo tutti d’accordo dalla destra, che lamenta sempre una disparità di trattamento in casi simili, alla sinistra che avrebbe messo in imbarazzo un pubblico considerato da lei stessa aggressivo. Quello che resta di questo dibattito è invece una campagna di odio messa in piedi da pochi, che non ha aiutato un dialogo civile dalle parti. Tirare in ballo la storia della Segre è stato un passo falso e inopportuno anche perché c’è certezza, conoscendo la senatrice a vita, che lei stessa avrebbe espresso solidarietà alla Meloni, ma per la giornalista Selvaggia Lucarelli è stato più facile, o comodo, strumentalizzarla piuttosto che intervistarla.

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